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REPORTER | Il giornale di Reggio Emilia , gio 23/11/2017

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Musica del DIAVOLO? Macché…

Musica del DIAVOLO? Macché…
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  • On sab 17/06/2017
  • https://www.reporter.it

Storia di don Lumetti, prete di campagna che ha creato lo Studio Esagono  che domenica 18 giugno riapre con una grande festa di inaugurazione

“Ricordo ancora qual era il motto di don Lumetti: fare incontrare il mondo del successo con quello dell’insuccesso”. Il mondo del successo era rappresentato dai maggiori nomi dell’industria discografica italiana, che facevano la fila per venire a registrare nello studio nato in uno stabile di proprietà di Nefesh, comunità fondata proprio da don Lanfranco Lumetti per concedere ospitalità ai bisognosi.
A raccontare una storia che sembra uscita da un appassionante romanzo è Andrea Malavasi, co-fondatore di Nefesh che per anni ha prestato servizio presso l’Esagono come custode e tuttofare. Esagono che, dopo diversi anni di chiusura, sta per riaprire e ricominciare l’attività con una grande festa di inaugurazione il 18 giugno prossimo.
“Questo stabile in cui è sorto originariamente, e risorge ora, lo Studio Esagono è magico – ci racconta Malavasi visibilmente emozionato – e pieno di storie interessanti. Era di proprietà di un anziano contadino della zona, che lo aprì per cominciare ad ospitare i bisognosi sotto la gestione di don Lumetti. Praticamente Nefesh nacque così e cominciò ad ospitare tossicodipendenti, alcolizzati, ex carcerati, disperati”.
Dopo alcuni anni di attività, Lumetti cercò di convincere il proprietario a vendere, ma senza successo: “Il proprietario era legato a questo posto per motivi sentimentali e proprio non voleva separarsene. Finché – racconta Malavasi divertito – non fu lo stesso proprietario a convincersi quando Lumetti aveva già desistito: un maiale lo aveva fatto cadere proprio all’interno di questo stabile, cosa che prese come un segno che era venuto il momento di vendere al don…”.

Su suggerimento di un ospite di Nefesh di allora, eravamo nel 1989, e di un obiettore di coscienza di servizio presso la comunità, entrambi appassionati di musica, Lumetti decise di trasformarlo in studio di registrazione. “Fu coinvolto Umberto Maggi, ex bassista dei Nomadi – racconta Malavasi – che venne a visitare il posto e a dare suggerimenti sulla struttura e sull’attrezzatura. Nel giro di pochissimo tempo, circa un anno, abbiamo ristrutturato il caseificio che ospita lo studio e smantellato le porcilaie che non servivano più, e poi lo studio è partito, diventando una cosa molto più grande di quanto nessuno avrebbe mai potuto immaginare”.

Da lì cominciano a sprecarsi gli aneddoti legati ai tantissimi personaggi di primo piano hanno cominciato a frequentare quello studio dall’acustica straordinaria. “Ne ricordo tanti – continua Malavasi – anche se non li ho incrociati tutti, perché di solito venivano a registrare di notte. Ligabue passava spesso di qui e raccontava che qui era un posto magico, dove si poteva venire a bere un caffè senza che nessuno ti chiedesse un autografo. E sia lui, sia i Modena City Ramblers, così come tantissimi altri musicisti, hanno preso alla lettera il motto di don Lumetti, accettando di esibirsi più volte gratuitamente per gli ospiti della comunità Nefesh. Un altro estremamente disponibile era Biagio Antonacci, che arrivò addirittura ad iscriversi alla squadra di calcio della parrocchia di Rubiera!”.

Ma gli aneddoti abbondano, coinvolgendo anche il fondatore don Lumetti: “Una volta, proprio all’inizio dell’attività dello studio, venne una trasmissione di RAITRE a fare un servizio su Nefesh. In studio stavano registrando gli Stadio. Durante la diretta, intervistarono don Lumetti il quale alla domanda ‘chi ospitate nella vostra comunità?’ rispose: ‘Noi ospitiamo matti, tossicodipendenti, malati di mente, ex carcerati. Ed oggi abbiamo ospitato anche la televisione…’ Ricordo anche la volta in cui Caterina Caselli, in visita all’Esagono con una delle band che stava producendo all’epoca, volle incontrare Lumetti. Saputa la cosa il don chiese informazioni su quali fossero le canzoni più famose della Caselli che lui non conosceva. Una volta incontrata la cantante le tese la mano dicendole: ‘Sono don Lumetti, e nessuno mi può giudicare!’”.

Ma l’Esagono era ben più di un semplice studio di registrazione: “Erano memorabili le feste – racconta Malavasi – dove venivano gli amici degli amici e suonavano improvvisando per ore. Ricordo una sera Ligabue che cantava mentre Biagio Antonacci suonava la batteria. Ho ricordi bellissimi, come ad esempio quella sera in cui Carmen Consoli, accompagnata dal chitarrista degli Avion Travel, chiese alla moglie di uno dei fonici di cantare lasciandole poi il microfono per il resto della notte. Di notte veniva sempre Vinicio Capossela, tanto c’era sempre qualcuno da salutare”.

E l’Esagono porta notoriamente fortuna agli artisti: “Un fonico disse a Liga, riascoltando le registrazioni di ‘Buon compleanno, Elvis’ che fu registrato qui, che con la canzone ‘Certe notti’ avrebbe venduto mezzo milione di copie. Liga rispose che se fosse successo avrebbe portato allo studio un camion di salami. Cosa che fece lo stesso giorno in cui il suo disco toccò il mezzo

milione di copie vendute…”
“Sono felicissimo che l’Esagono riapra – sorride Malavasi – perché questo luogo è magico e rappresenta davvero una splendida storia tra solidarietà, creatività e business. La sua riapertura è un successo per tutti, anche per chi non ci ha mai messo piede dentro”.