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Le imprese pagano troppo tasse? Sì, anzi no

15 Apr 2016, 15:29 | Attualità News Politica | Scritto da : Reporter

Le imprese pagano troppo tasse? Sì, anzi no

Gli industriali attaccano la politica, ma il Comune smentisce:
“Non hanno considerato le agevolazioni”
Tartassati o agevolati? A suon di cifre nei giorni scorsi industriali e politici se le sono suonate di santa ragione. Ad aprire il walzer delle accuse ci ha pensato Unindustria con il suo annuale monitoraggio delle tasse e imposte comunali. Un lavoro certosino che ha evidenziato come il Comune di Reggio Emilia sia, in provincia, quello più “cattivo” nel tartassare le imprese. Che quello di Unindustria non sia un lavoro certosino, però, lo sostiene il Comune per bocca del suo assessore al bilancio Francesco Notari.

 

LE ACCUSE DI UNINDUSTRIA
Qualcosa è stato fatto, ma non basta. Gli industriali chiedono agli enti locali collaborazione per diminuire la tassazione locale, che invece, secondo l’analisi annuale di Unindustria, è sempre in aumento. Se si sommano Imu su capannoni industriali e uffici, Tasi e Tari, la tassa sui rifiuti, 4.457 imprese reggiane hanno pagato nel 2015 poco più di 10 milioni 800 mila euro, con un aumento del 1,5% rispetto al 2014. Va detto che il valore aggiunto dell’economia reggiana supera i 15 miliardi di euro e che i tributi locali pagati dalle imprese costituiscono una parte infinitesimale dei quasi 7 miliardi di euro di imposte dirette e indirette versati ogni anno dai contribuenti della nostra provincia. 31 i comuni che hanno incrementato nel 2015 la tariffa al mq: l’aumento percentuale maggiore è stato nel Comune di Carpineti con un + 27,7%, seguito da Reggio Emilia con un + 11,8%. La legge di stabilità 2016 ha vietato per quest’anno ai Comuni di deliberare aumenti di aliquote e tariffe, eccezion fatta per la Tari. Gli industriali temono che l’incremento della tassa sui rifiuti sarà notevole, a causa della decisione di conferire una parte degli scarti reggiani all’inceneritore di Parma.

 

LA REPLICA DELL’ASSESSORE
E’ utile ribadire – a seguito della diffusione dei risultati di un’analisi di Unindustria Reggio Emilia – che la tassazione locale a Reggio Emilia è la più bassa tra città di analoghe dimensioni in regione. Nel 2015 a Reggio Emilia la riscossione pro capite si è attestata sui 378 euro mentre – vedere slide allegate sull’Emilia-Romagna – a Modena era a 447 euro, a Ferrara 450 euro, a Ravenna 498, a Parma 512 e a Bologna 592 euro. E anche per il 2016, si prevede che Reggio Emilia si confermi quale capoluogo dell’Emilia-Romagna con la minor pressione fiscale pro capite complessiva.  Merita poi attenzione, in tema di imprese, il fatto che – con una misura di Bilancio senza precedenti a Reggio Emilia e non solo, e mai introdotta da altri Comuni della provincia – nel 2015 è stata applicata una agevolazione sulla Tari per le imprese che ha generato uno ‘sconto’ del valore complessivo di un milione di euro.
E’ opportuno rilevare un paio di aspetti che, nell’analisi di Unindustria, non convincono e tuttavia hanno un peso assai rilevante. Il primo aspetto è il criterio comparativo: appare non corretto, per un’adeguata riproduzione della realtà, comparare il comune capoluogo – una città di dimensioni medie (più di 171.000 abitanti), con una articolata complessità sociale e un’offerta di servizi rilevante in quantità e qualità – a comuni della provincia, che presentano, come intuibile, un contesto assai diverso rispetto alla città. Il secondo aspetto è che l’analisi di Unindustria considera esclusivamente le aliquote ‘in assoluto’, tralasciando le esenzioni e agevolazioni, che sono invece previste significativamente per i tributi di competenza comunale – anche in maniera nettamente superiore rispetto ad altre città, ad esempio per l’Irpef e l’Imu – ed incidono in profondità, determinando in senso positivo il quadro complessivo dei tributi. Abbiamo innescato una politica fiscale comunale – prosegue l’assessore Notari – che, congiuntamente alla politica economica del Governo, dovrebbe contribuire alla crescita, ad attivare un ciclo virtuoso fatto di maggiori consumi, di conseguente crescita del sistema produttivo e dell’occupazione, con conseguenti benefici diffusi”.