Ultimo aggiornamento : 7 Ago 2020, 8:00

LA SOLITA MUSICA: REGGIO HA PERSO LO SLANCIO CREATIVO. ANCHE NEI CONCERTI

7 Lug 2020, 15:30 | Attualità News Spettacoli | Scritto da : Reporter

LA SOLITA MUSICA: REGGIO HA PERSO LO SLANCIO CREATIVO. ANCHE NEI CONCERTI

C’era una volta una città all’avanguardia in campo musicale. Non serve andare tanto lontano nel tempo, bastano gli anni Novanta quando Reggio Emilia grazie soprattutto all’impegno di Arci (in particolare Fabrizio Bertini e Vincenzo Cavallarin) era diventata una città di riferimento sulla scena regionale per quanto riguarda movimento underground (centinaia le band che suonavano tra scantinati, garage e palchi messi a disposizione in sinergia con i locali) e proposte live. Proprio su questo punto è imbarazzante il livello di appiattimento e banalità su cui Comune di Reggio Emilia e Arci si sono adagiati nel tempo. Leggete i nomi dei artisti che suoneranno dal vivo a Reggio quest’estate nell’ambito del cartellone di Restate. O se preferite, leggete quelli del cartellone 2019, o 2018 o via scorrendo all’indietro nel tempo. Perché tanto sono gli stessi. Non abbiamo nulla contro artisti di valore come Cristina Donà, Javier Girotto, Danilo Rea, Rita Marcotulli, Fabrizio Bosso, Peppe Servillo. Anzi, sono tutti nomi di altissimo profilo. Ma il problema è che sono sempre loro. E se si allarga lo sguardo alla provincia non si migliora molto. Sembra che sia venuta meno la voglia di ricercare, di osare, di proporre nomi nuovi a danno soprattutto dei giovani cui vengono meno fonti di ispirazione e stimoli ascoltando artisti magari sconosciuti. Eppure mai come in questa epoca è facile scovare talenti o portare in città nomi interessanti, originali e inediti. Ne facciamo uno, per giunta reggiana doc: ma è possibile che Marta Ascari (già nota con il nome de La Tarma) non si sia mai esibita nella sua città? E ancora, il panorama italiano offre ventate di aria fresca cui città vicine a noi come Mantova, Modena e Parma spalancano le porte offrendo spazi e occasioni per esibirsi. Perché Reggio non lo fa? Perché Arci e Ater (organizzatrice di Mundus) non stanno al passo coi tempi? E’ come se la musica da noi si fosse fermata agli anni Novanta. Già allora un reggiano poteva uscire una sera d’estate ad ascoltare Cristina Donà e Danilo Rea. Ma nel frattempo sono passati venti, trent’anni. E Reggio da capitale della musica è diventata tristemente fanalino di coda, quanto meno a livello regionale. La musica non è finita. E’ semplicemente la stessa.


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