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AGRICOLTURA: ANCHE REGGIO “INVASA” DAI POMODORI MAROCCHINI

5 Feb 2016, 17:08 | Attualità News | Scritto da : webrep

AGRICOLTURA: ANCHE REGGIO “INVASA” DAI POMODORI MAROCCHINI

I prodotti base della dieta mediterranea Made in Italy sono nuovamente sotto attacco con le importazioni in Europa di pomodoro dal Marocco, raddoppiate a gennaio rispetto allo stesso mese dello scorso anno superando inoltre i contingenti di importazione fissati dall’accordo tra Unione Europea e Marocco. È quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati relativi alle importazioni di pomodori da mensa dal Marocco diffuse dall’associazione degli esportatori spagnoli Fepex per le prime due settimane. L’accordo con il Marocco – sottolinea la Coldiretti – è fortemente contestato dai produttori agricoli perché nel paese africano è permesso l’uso di pesticidi pericolosi per la salute vietati in Europa ma anche perché le coltivazioni sono realizzate in condizioni di dumping sociale per il basso costo della manodopera. Tra l’altro – continua la Coldiretti – recentemente la Corte di Giustizia Europea ha deciso l’annullamento dell’accordo commerciale Ue-Marocco, che “danneggia il territorio del Sahara occidentale, dove abita il popolo saharawi”. “Con il ricavo di 1 q.le di pomodoro consegnato all’industria di trasformazione un imprenditore reggiano paga malapena un’ora di lavoro di un dipendente con tanto di contributi – precisa Valentina Bosco, produttrice di pomodoro e responsabile regionale di Giovani Impresa Coldiretti. La continua riduzione del margine di reddito per il produttore locale ha conseguenze sul fronte economico e dell’occupazione. L’importazione di pomodoro coltivato con pesticidi pericolosi per l’uomo e l’ambiente – continua la Bosco – mi sembra ancor più paradossale proprio ora che i criteri di coltivazione per la lotta integrata sono ancor più rigorosi per aumentare le garanzie minime di qualità del prodotto”. A Reggio Emilia la coltivazione di pomodoro da industria è scesa dagli oltre 400 ettari del 2012 a poco più di 130 ettari del 2015, riducendo in tre anni l’occupazione di 20 dipendenti fissi o 50 stagionali solo nella nostra provincia. In aree maggiormente vocate al pomodoro come Sicilia o Puglia sono a rischio migliaia di posti di lavoro.