Lunedì 6 settembre 2010
Economia e finanza

La Coccinella / Città fantasma

Immagine Città fantasma

Chiunque abbia il coraggio di passeggiare per il centro storico avrà la possibilità di constatare la desolazione delle centinaia di attività commerciali chiuse con appesi i cartelli "affittasi", "vendesi" o, nella migliore delle ipotesi, "liquidazione per cessazione attività".
Non vuol essere polemico il richiamo al "coraggio" perché basta scorrere la cronaca nera per rendersi conto che non si tratta di una esagerazione letteraria. Questa esternazione della amara percezione di chi abbia ad immedesimarsi nell'ignaro viandante catapultato nella nostra realtà vuole costituire l'ennesimo grido d'allarme a difesa della cifra produttiva reggiana.
Purtroppo non si intravedono segnali di attenzione ed interesse. Il Signor Sindaco, la Signora Presidente della Provincia, il Signor Governatore della Regione esistono sulla carta ma la loro presenza virtuale non trova riscontri nel tessuto sociale. Forse, richiamando alcuni passi del libretto rosso, Mao avrebbe potuto definire questi personaggi delle "tigri di carta" di cui si odono fin troppi ruggiti - troppi perché la tigre ama l'incedere silente - ma senza esservi traccia dell'azione degli artigli.
Manca, forse per miopia dell'osservatore, una "vision" di medio-lungo periodo che dovrebbe costituire esclusiva caratterizzante della Politica in materia economica a vantaggio della collettività.
La beneficenza fine a se stessa, seppur lodevole principio mutuato dalla cristianità, mal si concilia con la visioni macro-economiche che dovrebbero essere orientate alla crescita generale della collettività riservando strumenti appropriati a tutela e stimolo delle classi più deboli; è inutile, per non dire diseducativo e pernicioso a lungo termine, elargire denari a fondo perduto sotto forma di elemosina senza che a tale conforto transitorio sia legato un preciso disegno strategico mirato alla crescita generale sul presupposto del rafforzamento delle attività produttive. Salvo interventi tattici (leggasi elettorati e/o demagogici), perlopiù inefficaci (i numeri sono eloquenti), in questi mesi non si è avuta alcuna avvisaglia della esistenza di una strategia Politica di largo respiro.
Nell'estenuante attesa che i "cavalli cosacchi" possano tornare ad abbeverarsi agli "zampilli impazziti" che ravvivano la facciata del Valli, sarebbe opportuno che i prossimi quattro anni non fossero spesi come "conto alla rovescia" in attesa della maturazione degli incarichi di consolazione per gli amministratori uscenti. Sarebbe necessarioche fossero messi a frutto per difendere il benessere e la forza economica della nostra realtà. Ed allora si potrebbe parlare non di "incarichi di consolazione" per gli zombi dell'era del declino ma di "meritato reimpiego di risorse" che abbiano profuso adeguato impegno nel contrastare il trend involutivo.
Destandosi dal lungo torpore e cercando, una buona volta, di emulare Pier Capponi i nostri amministratori, non disponendo di trombe, dovrebbero almeno suonare le campane a stormo per chiamare a raccolta chi ha idee da proporre, affinché si inverta questa rotta disastrosa in cui Lor Signori, in quanto malaccorti nocchieri, ci hanno invischiato.
Le migliori energie intellettuali cittadine non si tireranno indietro, ma necessitano di un segnale politico che purtroppo langue o è troppo propenso ad azioni "buoniste", benemerite, ma da sempre inefficaci nella gestione della "politica del fare" ispirata a impostazioni "calviniste", solo all'apparenza meno profittevoli per i derelitti.
"Non c'è spazio per la memoria storica di Reggio" lamenta Massimo Storchi, responsabile del negletto polo archivistico del Comune di Reggio Emilia che tanto interesse potrebbe ingenerare nei confronti della nostra città se adeguatamente valorizzato. "Non c'è spazio per la memoria storica dei primati areonautici" lamenta chi ha ancora vivido il ricordo dei gloriosi fasti delle officine Caproni-Reggiane. "Non c'è spazio per la valorizzazione commerciale dei prodotti tipici dell'agro-alimentare" lamenta chi, memore della tradizione culinaria d'eccellenza che caratterizza l'immagine emiliana nel mondo, stenta nell'attualità a rinvenire strutture ristoratrici degne della fama.
Ringraziamo il Presidente Bini che, nella trasmissione di Telereggio Dare&Avere, ha pubblicamente dato atto dell'importanza di idee quali Kilometrorosso o Silicon Valley della meccanica. Si tratterebbe di iniziative necessarie ma purtroppo non sufficienti ad inculcare la convinzione che la sfida si può vincere valorizzando le eccellenze esistenti ed investendo affinché nuove eccellenze emergano, convergano, elaborino idee innovative ed investano a Reggio Emilia, nella Nostra troppo trascurata città.
Il "tavolo" per l'Area Nord è ancora disperso nel limbo dei progetti di là da venire, delle evocate iniziative di confronto che coinvolgano le realtà produttive cittadine non se ne vede neppur l'ombra furtiva, le storiche Reggiane chiudono, i negozi anche, il comparto edile è allo stremo, la meccanica non sorride, l'agroalimentare gravita oramai quasi esclusivamente sul Parmense mentre noi perdiamo quotidianamente tempo prezioso nel traffico impazzito generato da piste ciclabili initilizzate perché assai poco funzionali, costose, frutto di una mente illuminata - quel mitico Signor Santel che notte-tempo ha abbandonato la città per sfuggire al clamore della satira.
Con queste premesse riesce assai difficile ambire ad un futuro sereno, tanto meno migliore, per cui non resta che denunciare con forza che la classe politica è latitante per mancanza di idee e di progetti di lungo periodo per la città.
Sarebbe auspicabile che chi prediliga l'abulia si faccia da parte e, traendo esempio dalle modalità di formazione della Commision Attalì (Jacques), abbia il guizzo di dignità di convocare i migliori cervelli cittadini e provinciali per scrivere - con tempi brevi e certi - il decalogo dell'economia reggiana per i prossimi vent'anni. Chi abbia tale guizzo di coraggio potrebbe essere riabilitato dalla storia, per quell'isolato colpo d'artiglio, dopo essere stato stigmatizzato dalla cronaca per essersi comportato per anni come lo stereotipo della tigre di carta.
Noi reggiani ci siamo e siamo pronti a ragionaRE del nostro futuro; chiamateci a raccolta e, facendo sistema come ai tempi d'oro, riprendiamo a scalare la vetta anzichè scivolare inesorabilmente a valle per la vostra insipienza. (l.m.)