Un sipario per le Iene

di Valerio Benassi Immagine Un sipario per le Iene


L'Italia ha sempre avuto la nomea di paese conservatore, parlando di musica. A ragione, visto che le classifiche sono popolate di artisti che esplodevano ai tempi dei nostri genitori. Baglioni, De Gregori, Dalla, Morandi, i Pooh, in tempi più recenti Laura Pausini, Tiziano Ferro, Vasco Rossi e Ligabue monopolizzano le classifiche di gradimento (quelle di vendita da tempo traccheggiano un po'). Fortunatamente esiste una scena "alternativa", da sempre molto fertile, alla quale non vogliamo dare un nome: c'è chi la chiama indie, chi alternativa, ma sono definizioni che non fotografano la questione.
Diciamo che ascoltando gli Afterhours ci si può fare un'idea di cosa stiamo parlando. Nati nel 1986 da un'idea di Manuel Agnelli (unico membro originale), già dal nome si intuisce che non è una band come le altre, infatti è un tributo ai Velvet Underground e alla loro canzone ‘After Hours'. Inizialmente propongono un repertorio in inglese, in anticipo sui tempi (stiamo parlando sempre dell'Italia), dando alle stampe All the Children Go To Hell (Toast Records) Cocaine Head e Pop Kills Your Soul (Vox Pop). La loro musica balza alle orecchie con chitarre dirette inframmezzate da aperture melodiche, speziate da qualche divagazione punk, post-grunge e noise. Insomma, è rock, per sintetizzare. Gli After passano il confine nel 1995 dando alle stampe il primo album in italiano, "Germi", riedizione di Pop Kills Your Soul. Due anni più tardi arriva il loro capolavoro riconosciuto, "Hai Paura del Buio?". Da allora hanno sempre sfornato progetti coerenti, collaborazioni e riconoscimenti esteri e qualche divagazione, come i progetti editoriali del leader Agnelli e l'organizzazione del festival alternativo "Tora! Tora!", fino ad arrivare al secondo posto nelle charts nel 2008 con "I Milanesi Ammazzano il sabato" (Universal) e ad una partecipazione a Sanremo con "Il Paese è Reale". Rescisso inaspettatamente il contratto con la major, gli Afterhours sono in tour nei teatri d'Italia, attraccando anche a Reggio Emilia il 19 marzo con uno spettacolo inedito, come ci spiega il batterista Giorgio Prette.
Cosa si deve aspettare un fan dal "Teatro degli Afterhours"?
"L'idea è nata fin da subito all'insegna della commistione tra i generi. Volevamo trasportare la nostra musica in un luogo diverso. Avevamo già fatto uno spettacolo acustico in teatro (il live "Siam tre piccoli porcellin", nda), ma era stato un episodio. Questa volta sarà diverso, lo spettacolo sarà elettrico, e suoneremo molte canzoni che normalmente non eseguiamo live. Inoltre, il tutto sarà inframmezzato da letture di Flaiano e altri autori".
Chi vi affiancherà sul palco?
"Alternandosi nelle varie date, ci saranno Emidio Clementi dei Massimo Volume, gli Gnu quartet, il nostro ex compagno Xabier Iriondo che torna a suonare con noi per la prima volta, Antonio Rezza e Flavia Mastrella. A Reggio ci sarà Vasco Brondi delle Luci della Centrale Elettrica".
Da questo progetto nascerà un disco?
"No, per ora non ci abbiamo pensato e non è nostra intenzione, al momento. Però mai dire mai".
Gli Afterhours sono considerati degli "alternativi", pur avendo firmato con una major. Cosa ne pensi?
"Che non ce ne frega niente. Noi siamo considerati alternativi dai cosiddetti pensatori ‘mainstream', mentre gli indipendentisti farlocchi (dice proprio così) ci credono dei venduti.
A noi interessa fare la musica che ci piace e le cose che vogliamo. Dopo 20 anni di carriera abbiamo firmato con la Universal e dopo 9 mesi abbiamo rescisso il contratto, appena prima di partecipare a Sanremo. Vorrei vedere se quelli che ci criticano e ci etichettano avrebbero avuto il coraggio di fare lo stesso".
Cosa tieni e cosa butti della vostra esperienza sanremese?
"Ti dirò che ho un bellissimo ricordo, noi sapevamo benissimo cosa andavamo a fare e dove potevamo arrivare. Eravamo degli estranei, ma a 45 anni ne eravamo perfettamente consapevoli. Poi è innegabile che lo spettacolo ti dà una grande visibilità nazionale. A volte stavamo quasi per essere sopraffatti dal grottesco di certe situazioni, però ti posso dire che tutte i litigi e le coltellate dietro le quinte tra artisti di cui si parla spesso, noi non le abbiamo viste, anzi, c'era un clima insolitamente rilassato".
Il Tora! Tora! Potrà rivivere?
"Questo bisognerebbe chiederlo a Manuel (Agnelli), ma io credo sinceramente di no, non ci sono i presupposti. Abbiamo smesso di organizzarlo perché stava diventando una cosa troppo istituzionalizzata. Ma lo spirito continua ad esserci, come dimostra la compilation "Il Paese è Reale" che abbiamo promosso dopo il nostro Sanremo. Abbiamo raccolto in un cd tutta quella scena che fatica a venire a galla, con artisti che stimiamo come Roberto Angelini, Paolo Benvegnù, Calibro 35, Dente, Mariposa, Marco Parente, Amerigo Verardi, Marco Ancona e Zu. E' come se avessimo fatto un "Tora! Tora!" su disco."
Qual è il tuo batterista di riferimento?
"Io ho iniziato a suonare la batteria guardando amici come Ritmo Tribale e Casino Royale, e non ho più smesso. Come influenze, dico John Bonham, Ringo Starr e Stewart Copeland".
E il disco degli Afterhours che preferisci?
"Non c'è, mi piacciono tutti, ognuno mi ricorda qualcosa. Se ne devo citare uno, "Il Milanesi ammazzano il sabato" fotografa esattamente come eravamo all'epoca, ci sono molto affezionato".
Avete in previsione un disco nuovo? Con quale etichetta?
"Sì, infatti questo tour teatrale l'abbiamo compresso tra marzo e aprile perché vogliamo fare uscire il cd per gennaio-febbraio 2011. Non abbiamo ancora un contratto, dobbiamo avviare ancora tutto. Ma siamo fiduciosi".