“I miei primi 40 anni in Comune”

di Gabriele Cantarelli

Continua il viaggio di Reporter alla scoperta dei 40 consiglieri comunali reggiani. Il protagonista di questa settimana è il vicepresidente dell'assemblea, Pierino Nasuti. Sociologo, 60 anni, sposato con 2 figlie, dopo aver lavorato per 40 anni in Comune, Nasuti sta vivendo la sua prima esperienza politica istituzionale. Con 101 preferenze è stato eletto nelle fila del gruppo di "Sinistra e Libertà".

Immagine “I miei primi 40 anni in Comune”
Pierino o Piero?
"Pierino! Però in tanti mi chiamo Piero. A volte anche negli atti ufficiali".
Prima esperienza istituzionale. Come si trova?
"All'inizio ero molto spaesato. Confesso di essermi chiesto: cosa ci sto a fare qui? Ma ora che ho preso le giuste misure mi trovo bene. E sono reduce dalla mia prima maratona consigliare: quella sul Bilancio chiusa alle 4 del mattino!"
Da sociologo, faccia un identikit del consigliere comunale reggiano medio?
"Impossibile. Ognuno dei 40 consiglieri ci mette del suo. Diciamo che comunque l'esperienza in campo educativo qui mi è molto utile".
Laurea nella "mitica" facolta di Sociologia di Trento, giusto?
"Sì, ma nulla a che vedere con Lotta Continua. Chi mi conosce sa che disapprovo ogni forma di violenza. Io pensavo a studiare, e basta. C'era un bel clima e sono rimasto in contatto con molti di quei ragazzi, tra cui Chiara Saraceno".
Per quarant'anni è stato un "pilastro" del Comune di Reggio Emilia, in vari ambiti: un aggettivo per ogni sindaco conosciuto. Iniziamo da Renzo Bonazzi.
"Una persona straordinaria, dall'alto spessore politico e culturale. Lavoravo all'Ufficio Tasse. Fui io ad escogitare un sistema per far pagare le tasse ai notai. Ho fatto prendere al Comune un sacco di soldi!".
Ugo Benassi?
"A quei tempi lavoravo all'Assessorato alla Casa ed ero impegnato in progetti per trovare case agli emarginati. Benassi ci diede sempre sostegno e le risorse per attuare i progetti.".
Giulio Fantuzzi?
"Il suo è stato un passaggio rapido, non ho ricordi particolari".
Antonella Spaggiari?
"Una donna tenace, caparbia, che sa quel che vuole. Non posso che parlarne bene. Con lei e Sandra Piccinini sono passato ad occuparmi dei progetti socio-educativi, tra cui il Progetto Polo con cui abbiamo trovato da lavorare a 400 ragazzi".
E infine Graziano Delrio?
"Ho fatto con lui solo una legislatura. Un'ottima persona, con grande sensibilità ai temi dell'educazione e di formazione dossettiana come me".
Che ricordi ha della sua infanzia?
"Splendidi. Sono nato a Garian, in provincia di Tripoli. Un luogo fantastico, un altopiano a 700 metri d'altezza circondato da uliveti secolari. Il massimo per un bambino. Purtroppo nel 1957 fummo cacciati e rinchiusi nel campo profughi di Catania".
Esperienza tosta per un bambino di 8 anni...
"Lo è a qualsiasi età. Però devo dire che quella fu anche una scuola di vita. Ricordo le partite a calcio con gli altri bambini del campo che si concludevano con lunghe chiacchierate sul futuro e su come realizzare i nostri sogni".
A proposito di calcio, dicono ci sia un'erede in casa.
"Mia figlia Giulia ha 24 anni ed è il capitano della Reggiana Calcio femminile. Ma non ha preso dal padre. Io ero uno stopper molto rude. Lei una bravissima centrocampista".
I baffi sono un suo segno distintivo: il modello è Peppone o D'Alema?
"Non ho baffi alla D'Alema. E comunque dovevate vedermi negli anni Sessanta quando avevo anche la barba lunga e andavo a Milano dove c'erano le riunioni del Movimento studentesco alla Casa della Cultura".
Un vero sessantottino: indossava l'eskimo?
"Certo. Ne avevo uno bellissimo".
Non mi dica che ha visto anche gli Inti Illimani...
"Ebbene sì, lo confesso. Ho visto anch'io gli Inti Illimani..."