Pubblicato su IF n°48
20.05.2009
Il Caffè di Reggio / Strane elezioni
La campagna elettorale dei paradossi. Dei candidati che investono, per loro stessa ammissione, un miliardo di lire in pubblicità eppoi non trovano posto in lista e devono cambiare partito.
Degli aspiranti consiglieri di circoscrizione - un consesso che decide meno dell’assemblea condominiale - che ci sorridono, nomi e volti sconosciuti, mentre siamo (incolonnati) al volante.
Chi sono? Che programmi avranno? Mah.
In Comune è la campagna elettorale del pragmatismo spaggiariano contro l’estetica castagnettian-spadoniana, di una donna di sinistra sostenuta (anche) dagli ambienti cattolici che sfida Delrio, un cattolico sostenuto (anche) dagli sfilacciati partiti di sinistra.
La campagna degli opposti che si incrociano: nati entrambi il 27 aprile, eppure così diversi.
Anche nei messaggi pubblicitari.
L’ex sindaco Spaggiari sceglie di non apparire nei cartelloni, vi disegna la città e gioca sull’ironia: “Si stava meglio quando si stava meglio”, cioè quando c’era lei.
Il sindaco Delrio che, viceversa, mostra un suo primissimo piano: un volto sofferente e messianico, segnato dallo sguardo intenso del pastore che saprà indicare la strada al gregge.
Sullo sfondo, la banda rossa del tricolore, per rassicurare le sinistre. Sotto, la didascalia a caratteri cubitali: il sindaco. Come dire: “Non ne avrai altri al di fuori di me”.
E gli altri?
C’è l’azzurro Fabio Filippi, che - con la giacchetta sulle spalle e i ponti di Calatrava a fare da sfondo - promette di rialzare la città dopo 64 anni e, emulo del capo del governo, apre alle donne ma perde per strada capigruppo e pezzi di partito.
C’è il leghista Angelo Alessandri, che deve cercare di portare a casa il bottino di credibilità capitalizzato, giorno dopo giorno, da Giacomo Giovannini, uno dei pochi oppositori che si documenta e non esprime semplici opinioni.
“Il nuovo siamo noi”, recita lo slogan. Azzeccato, tagliato a misura dei principali concorrenti.
Il resto, forse eccezion fatta per i laici dell’avvocato Marco Scarpati e i seguaci di Beppe Grillo - che pescheranno nello stesso elettorato - è materia rarefatta.
Presenze di bandiera. Aspiranti alleati di non si sa chi. Colonnelli di manipoli che sperano in un assessorato.
Oppure liste di disturbo, che guadagneranno lo zero virgola.
Come andrà? Di sicuro, vincerà il partito di Cutro. La comunità calabrese sa far di conto, punta su alcuni cavalli (a destra e a sinistra) e, sulla spinta di centinaia di preferenze mirate, li fa vincere.
Peccato poi che in consiglio galoppino soprattutto le chiacchiere. I cavalli portano a casa poco o niente. Ma questo è un altro discorso.
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