Lunedì 6 settembre 2010
Persone e storie

Storie / Un passatempo... leggerissimo!

di Ilaria Pastoressa

Il Campovolo, si sa, per chi è reggiano e per chi non lo è, è uno dei punti di riferimento della città. Svariati, possono essere i motivi per passarvi una giornata: un evento musicale; oppure l’apertura di Festa Reggio, appuntamento fisso di fine estate.
Soprattutto, però, il Campovolo è un punto di ritrovo per quelle persone che amano sfidare le leggi della gravità. Per quelle persone che, per passare una giornata diversa, decidono di vedere il panorama cittadino da un altro punto di vista, magari pilotando o semplicemente stando a bordo di un ultraleggero.
A molti di noi sarà capitato di trovarsi nei pressi della zona aeroporto e di notare un velivolo che eseguiva piroette in cielo; oppure di veder scendere paracadutisti. A molti, in quei momenti sarà capitato di immaginare l’esperienza che si può provare decollando o buttandosi nel vuoto. Stupore che non stupisce: in fin dei conti, uno dei sogni più antichi e ricorrenti dell’essere umano, è sempre stato quello di volare.
…E se è pur vero che per alcuni piloti volare è un lavoro, non è così per chi guida gli ultraleggeri.
“Si vola per passione, non per professione”: questo è quello che si dice tra istruttori e allievi della scuola di volo reggiana Top Gun Fly School, che ha come fondatori Vincenzo Baroni e Andrea Bianchini.
Ma come si fa a diventare piloti effettivi di questi affascinanti velivoli?  Ci aggiriamo pieni di curiosità nelle vicinanze di motori che si accendono ed eliche che girano, cercando risposte tra decine di Icaro dei giorni nostri, tutti impazienti di spiccare il volo.
Come ci racconta Marco, che incrociamo poco prima del suo decollo, il passaggio dalla terra alle alte quote si compone di diverse fasi. Prima di tutto, con i piedi ancor ben piantati per terra, consci (e memori!) di avere già compiuto sedici anni, ci si sottopone a una visita medica sportiva; poi si passa dalla questura, dove viene rilasciato il nulla osta che scongiura il rischio di essere considerati pericolosi terroristi.
A questo punto si è pronti per la vera e propria scuola di volo. 
Prima di iniziare il “programma per il conseguimento dell’attestato di volo per apparecchi da diporto o per uso sportivo (VDS) muniti di motore”, ognuno riceve il prezioso Manuale di volo, che lo accompagnerà nelle 33 ore di teoria e nelle 16 di pratica previste dal corso.
“Il programma teorico - prosegue Marco - prevede una breve introduzione all’attività di volo da diporto, nozioni di aerotecnica, meteorologia, medicina aeronautica e di primo soccorso, oltre allo studio delle norme legislative, delle diverse tecniche di volo e delle tecniche di manutenzione dei velivoli l’aeronautica. Un po’ impegnativo, certo, ma anche molto interessante. Soprattutto, indispensabile per l’attesissima fase successiva: quella in cui si passa alla pratica, quella in cui si inizia a volare per davvero”. Ci racconta di come, dopo una fase di voli eseguiti insieme all’istruttore, sia questi a decidere se sia o meno il caso di passare ai voli solisti, basandosi sulla verifica e sulla registrazione dei parametri di sicurezza rispettati dall’allievo.  Parlando della fase di volo, però, Marco non riesce a trattenersi oltre. Ci saluta e corre in direzione delle nuvole.
È uno dei suoi compagni già atterrati, Thomas, che ci racconta dell’esame, costituito da una prova scritta a quiz e da un volo solista, eseguiti sotto il controllo di un esaminatore nominato dall’ AEC (Aero Club d’ Italia). Solo se entrambe le prove sono giudicate positivamente, si ottiene l’attestato; si diventa  così piloti in piena regola di ultraleggeri da diporto e per uso sportivo dotati di motore. A Thomas chiediamo quali siano le regole e le accortezze da rispettare, per volare senza problemi.
“Tanto per cominciare non è possibile volare al di fuori della CTA (Control Area), ossia dell’area di controllo. Inoltre, si deve tener conto che con gli ultraleggeri si vola senza l’ausilio di radar, e quindi a “vista”: è importante perciò che le condizioni climatiche siano stabili e positive (assenza di nubi, vento o pioggia). Sempre per lo stesso motivo la navigazione aerea può incominciare solo dopo il sorgere del sole e termina quando tramonta. Se capita di essere in volo, si ha mezz’ora di tempo per atterrare da quando il sole è tramontato”.
Ma quanto si può volare alto?  “La quota che si può raggiungere con questi velivoli è di 500 piedi dal punto più alto nel raggio di 3 Km. Meglio non superare queste quote, e soprattutto, non avventurarsi in manovre acrobatiche: il loro peso è, infatti, troppo ridotto per assicurare l’equilibrio”. Ultraleggeri da non prendere  troppo alla leggera … “Proprio così – continua Thomas-. Come per ogni esperienza cui è associata una minima soglia di rischio, anche per quanto riguarda il volo degli ultraleggeri è possibile trovarsi in situazioni di emergenza. Queste sono situazioni che, anche se sporadiche, non vanno mai sottovalutate e richiedono una forte fermezza emotiva nell’essere affrontate. Si possono verificare diverse emergenze, come la piantata del motore, in cui mentre si è in volo, si ha un blocco del motore; oppure la rottura della pompa meccanica/elettrica. In queste circostanze è d’importanza vitale mantenere calma e autocontrollo, individuare un campo di atterraggio e infine gestirne il contatto.” Sono tanti gli accorgimenti che occorre valutare, prima di intraprendere il percorso per diventare “esseri volanti”, ma nonostante ciò, la magia che si nasconde dietro al volo, da sempre continua ad affascinare l’uomo. Non avendo le ali per natura infatti, egli ha cercato di imparare questa “arte” adattandosi, costruendo, studiando e inventando, prendendo l’esempio dal mitologico Icaro. Finora siamo riusciti a librarci nell’aria per mezzo di macchine e strumenti. Chissà se un domani riusciremo anche a trovare il modo di volare facendone a meno.

Ultraleggeri a motore: spieghiamo le ali...

Un ultraleggero (spesso anche definito come ULM, dal francese Ultra-Léger Motorisé) è un aeromobile, destinato esclusivamente al volo da diporto e con limiti di peso regolamentati, inferiori a quelli facenti parte dell’Aviazione Generale ( composta, per intenderci, da tutti i voli non militari e non di linea). Esistono diversi tipi di velivoli ultraleggeri motorizzati. Descriviamo brevemente le categorie principali.
I Pendolari – Detti anche  “deltaplani a motore”, sono formati da un’ala simile a quelle usate per il volo libero, alla quale viene agganciato un carrello che sostiene il motore, il sedile, serbatoio e strumenti. Il pilotaggio avviene mediante la variazione della posizione tra ala e carrello, ottenuta con lo spostamento della barra solidale all’ala.
E’ proprio il dondolamento che ne deriva che  ha  determina il fatto che siano chiamati “Pendolari”.
Hanno caratteristiche di volo che li rendono molto sicuri: leggerezza e possibilità di decollare ed atterrare da campi molto corti. Multiassi - Sono gli ultraleggeri  che più assomigliano ai velivoli convenzionali.
Possono avere struttura metallica con rivestimento in dacron, in legno o metallo con rivestimento in tela, in materiale composito. Il pilotaggio avviene mediante comandi che modificano la forma di ala, timone ed elevatore, rendendo possibile un movimento sui tre assi: verticale, longitudinale e trasversale.
Hanno forma e caratteristiche di volo molto variabili. Il motore può essere posizionato dietro il pilota (elica spingente) oppure davanti (elica traente). Autogiri - Sono mezzi assai somiglianti agli elicotteri ma concettualmente molto diversi. Possiedono un motore con elica di tipo spingente. Il rotore non è collegato direttamente al motore ma gira per moto indotto. La rotazione del rotore forma una vera ala circolare che provvede al sostegno del mezzo.
La variazione dell’angolo d’incidenza dell’ala rotante provvede alle variazioni di direzione richieste dal pilota. Hanno caratteristiche di decollo ed atterraggio veramente eccezionali, ma richiedono di  motori piuttosto potenti che implicano consumi più elevati rispetto ai velivoli ad ala fissa. Elicotteri – In tutto e per tutto simili agli elicotteri che tutti conoscono, si differenziano da questi proprio per via del peso, decisamente inferiore.
A determinare il movimento di questi velivoli è la variazione dell’angolo che le pale del rotore formano con l’aria.