Pubblicato su IF n°46
24.03.2009
Raggi X / Il sindacalista buono
Questo mese abbiamo sottoposto ai nostri Raggi X Mirto Bassoli, Segretario provinciale della Cgil. Come di consueto, ne abbiamo ricavato un ritratto che dal ruolo sociale ricoperto ci guida alla scoperta dell’uomo. Sogni, convinzioni e debolezze inclusi.
Partiamo da una domanda non facile… I rapporti tra le Confederazioni sindacali a Reggio Emilia sono così tesi come accade a livello nazionale?
“Inevitabilmente risentono di una fase molto difficile nei rapporti unitari, notevolmente deterioratisi dopo la firma separata, il 22 gennaio, sul modello contrattuale. Questa firma ha rappresentato una delle più gravi rotture tra Cgil, Cisl ed Uil nel dopoguerra. È evidente che siamo di fronte a diversi modelli di concepire il ruolo del sindacato e la rappresentanza dei lavoratori, una diversità che si manifesta in maniera esplicita. Da un lato l’idea della Cgil della rappresentanza generale del mondo del lavoro, dall’altro una rappresentanza che punta esclusivamente a tutelare i propri iscritti e che pensa che, attraverso l’erogazione di alcuni servizi, si possa esprimere il ruolo del sindacato. Tutto questo avviene in un momento di profonda trasformazione sociale, con un governo che cerca di orientare questa trasformazione secondo percorsi che noi non condividiamo, che riducono le funzioni degli organi sindacali e che, naturalmente, ha visto un passaggio fondamentale nel provocare la spaccatura del mondo sindacale”.
Come si pone la Cgil di fronte alla ricandidatura di Delrio come sindaco di Reggio Emilia?
“Noi abbiamo avuto diverse occasioni di confrontarci, in questo mandato, con l’attuale sindaco. Ci sono stati anche momenti in cui abbiamo avuto opinioni differenti ma la volontà di confrontarci e di trovare una strada comune è sempre stata presente. A Delrio riconosciamo un’idea, una visione della città. In particolare rispetto al ruolo che può avere nel sistema di protezione sociale e al ruolo di guida nella ricerca e nell’innovazione, che incidono quindi sul lavoro e sulla qualità. Quindi credo, come primo giudizio e fatte salve le rispettive autonomie, che Delrio abbia fatto una buona esperienza in questa legislatura e che quindi possa ripeterla in una prossima”.
Adesso veniamo al personaggio. Mirto Bassoli, nato a Reggio Emilia il 23 aprile 1961, accompagnato da diversi anni con una signora quasi coetanea, senza figli, diplomato e con frequenza universitaria presso la Facoltà di Storia Contemporanea. Senza, però, il raggiungimento della laurea. Attuale segretario provinciale della Cgil. Chi è l’uomo Mirto Bassoli?
“E’ difficile descrivere se stessi. Io sono una persona dal carattere tutto sommato conciliante. Qualcuno mi descrive come uomo dal carattere mite. Questo carattere però non mi impedisce di esprimere, quando è necessario, la grinta per combattere l’ingiustizia sociale che ancora esiste nel nostro Paese, come credo sia nella missione dell’incarico che ricopro. Credo che in me esista un mix tra la disponibilità al dialogo, la determinazione e la chiarezza dei mie principi di fondo”.
Cosa ricorda prevalentemente della sua infanzia?
“Tantissime cose. Se andiamo molto lontano nel tempo, i ricordi vanno alle ore che passavo con mio padre nelle poche occasioni di tempo libero che aveva. Avevamo l’abitudine di andare insieme in montagna, d’estate, motivo per il quale oggi i monti sono una mia grande passione”.
Quale è stato il suo primo mestiere retribuito?
“Negli anni ’70, ancora studente alle superiori, mi è capitato di lavorare, con regolare contratto di assunzione, in fabbrica ed in campagna durante le vendemmie. Sono state queste le prime esperienze che mi hanno avvicinato al mondo del lavoro ed alle difficoltà dei lavoratori rispetto alla loro condizione”.
Da giovani normalmente si ha un sogno nel cassetto. Il suo qual era?
“Non avevo sogni particolari. Certamente l’attenzione per i problemi sociali l’ho sempre maturata fin da ragazzo. Ricordo che anche quando frequentavo le medie inferiori, nell’età in cui non ci può essere un grande impegno sociale e politico, in occasione degli scioperi generali io non andavo a scuola e, con la condivisione di mio padre, mi recavo alle manifestazioni. Volevo rendermi conto delle motivazioni che stavano alla base delle scelte delle mobilitazioni di allora. Ho sempre pensato che questa passione per i temi sociali andasse coltivata. Passione sollecitata anche dagli studi universitari, interrotti perché dovevo lavorare e perché ho cominciato a soli 23 anni a fare il sindacalista a tempo pieno”.
Dove si forma politicamente?
“Mi formo nella Figc a cui mi sono iscritto in età giovanile pur non essendomi, poi, mai iscritto al Pci. Poi nel movimento studentesco degli anni ’70. Gli anni che vanno dal ’76 al ’78 sono stati gli anni in cui, mentre frequentavo le superiori, ero ‘molto attivo’ nel movimento studentesco”.
Una persona a cui deve molto?
“Certamente mio padre. Per me è stato, e lo è tutt’ora perché è ancora vivo, un esempio dal punto di vista morale e politico. Molti degli insegnamenti che mi ha tramandato fanno parte, ora, del mio bagaglio. Poi ho avuto l’occasione, quando ho iniziato la mia esperienza di sindacalista, di incontrare esponenti sindacali, alcuni purtroppo non più in vita, che mi hanno formato davvero molto”.
C’é un evento che ha influenzato la sua vita?
“Non in modo particolare. Ho compiuto le mie scelte abbastanza razionalmente e non perché dettate da un evento traumatico che potesse determinare una svolta”.
Un valore in cui crede in senso assoluto?
“Non c’è un valore ma una somma di valori in cui credo in senso assoluto. La libertà, la giustizia sociale ed il principio della democrazia. Questi valori dovrebbero improntare il comportamento di ognuno ed incidere sulla costituzione della società”.
Una sua virtù?
“Mi è sempre stato detto che ho la capacità di ascoltare. Sono sempre attento ad ascoltare le ragioni degli altri, una qualità che ritengo importante nella formazione delle proprie opinioni”.
Un suo difetto?
“Quello di cui mi si accusa è quello di essere un po’ troppo buono. Mi rendo conto che la bontà fa parte del mio carattere mite e capisco che, in alcuni casi, può diventare un limite. Sopratutto quando si incontrano caratteri che tendono a sovrastare le persone che hanno di fronte”.
La qualità che preferisce negli uomini?
“L’onestà innanzitutto”.
....e nelle donne?
“Credo che questo valga indistintamente per gli uomini e per le donne. Queste sono le qualità fondamentali delle persone che io spero sempre di incontrare”.
Una dote naturale che vorrebbe avere?
“Non saprei esattamente… Forse, qualche volta, invidio in altri una maggiore freddezza, un tratto caratteriale che non reputo molto bello ma che, in alcuni casi, ti consente di affrontare con meno ansie i problemi che quotidianamente sei chiamato a risolvere”.
Un suo rimpianto?
“Quello di non avere completato gli studi universitari. È una lacuna che, come si dice, mi riprometto, prima o poi, di colmare e che ho dovuto compensare facendo spesso l’autodidatta . Mi impegno infatti tutti i giorni a studiare, informarmi e leggere per affrontare i problemi di una realtà molto complessa”.
Un suo merito?
“Io spero che mi sia riconosciuto l’impegno a lavorare assieme, fare squadra, nonché il tentativo di mantenere sempre un atteggiamento molto collegiale nei rapporti con i miei colleghi”.
Il piangere dell’uomo per lei è un segno di debolezza?
“No, non credo. Io credo che ci siano momenti nella vita durante i quali è anche giusto poter sfogare il proprio stato d’animo in quel modo. Alcuni fatti, poi, portano alla commozione. Chi non ha la capacità di commuoversi credo manifesti un atteggiamento troppo distaccato”.
Cosa detesta di più?
“La slealtà o l’incapacità di gestire i rapporti umani senza la necessaria vicinanza. Quello che detesto di più è l’assenza, nelle persone, di questo senso di umanità”.
Il regalo più bello che ha ricevuto?
“I riconoscimenti che ho ricevuto, in occasione dei cambiamenti di incarico nella mia carriera professionale. Mi riferisco non tanto agli oggetti, ma alla comunicazione di sentimenti positivi”.
Cosa cambierebbe in se stesso nel fisico?
“Tento di dedicarmi abbastanza allo sport. Nel tempo libero coltivo passioni sportive. A me piace moltissimo la montagna. Per raggiungere certe ‘vette’ ci vuole un fisico molto dotato e a volte capisco che non è sufficiente quello che la natura mi ha dato”.
Cosa cambierebbe nel suo modo di essere?
“Forse la capacità di essere, in alcuni momenti, più razionale”.
Qualcosa che abitualmente fa con tanto piacere?
“Andare con i miei compagni di ventura in bicicletta o a fare escursioni in montagna. Farlo in compagnia e poi, alla fine, sedersi intorno ad un tavolo per fare qualche risata e per ripristinare abbondantemente, con una buona mangiata, le calorie consumate”.
Il suo ricordo più bello?
“I ricordi più belli sono quelli delle occasioni passate con mio padre. Questo nell’infanzia. Poi, per quanto riguarda il mio lavoro, ci sono stati momenti belli che hanno coinciso anche con l’assunzione di precise responsabilità e che hanno suscitato il riconoscimento, da parte di altri, delle proprie capacità”.
Una voglia che vorrebbe soddisfare?
“Mi piacerebbe poter avere un periodo libero, lungo alcuni mesi, per viaggiare. Credo che viaggiare, conoscere altri mondi ed altri popoli, sia la cosa più bella e più importante che ad una persona possa capitare. Poterlo fare senza l’ansia o l’obbligo di tornare presto al lavoro sarebbe bellissimo”.
Ha un sogno ricorrente?
“I sogni con cui la mente, di notte, cerca di compensare le angherie subite durante la giornata. Non sono neanche sogni particolarmente belli. Però capita…”.
Ha un hobby che l’appassiona?
“La bicicletta innanzitutto. Mi dedico molto, nel tempo libero, anche alla lettura che è l’altra grande passione che coltivo. Il sabato e la domenica sono spesso impegnato su approfondimenti delle questioni sindacali ma, quando riesco a trovare un’ora o magari una mezza giornata, mi piace leggere qualche bel romanzo che allieta la mente”.
Ama la musica?
“Non ho gusti definiti ma quando posso l’ascolto volentieri”.
Il suo film preferito?
“Vado poco al cinema. Recentemente ho visto, in televisione, un film davvero interessante: Schindler’s list”.
Un attore che per il ruolo prevalentemente interpretato stima od invidia?
“Stimare gli attori è una cosa difficilissima. Quello che considero un genio dell’interpretazione è, tra gli attori maschili, Sean Penn. Secondo me, per le sue interpretazioni, meriterebbe tanti oscar”.
Un libro che ricorda in maniera particolare?
“Per quanto riguarda i libri ho una mia personale classifica. Tra i tanti libri che mi hanno appassionato e sono nella parte alta della mia classifica, recentemente ho riscoperto ‘1984’ di George Orwell che avevo gia letto da ragazzo e che descrive una società del futuro che, purtroppo, si avvicina pericolosamente a quella attuale”.
Una cosa che la spaventa per se stesso o per gli altri?
“La povertà... La condizione di miseria materiale che può incidere su qualsiasi altro aspetto della condizione umana e mettere in secondo piano tante altre caratteristiche delle persone”.
Il personaggio storico più ammirato?
“Se parliamo della storia del ‘900 metto in cima alla classifica due personaggi, Antonio Gramsci e Giuseppe Di Vittorio. Uno in quanto padre del pensiero contemporaneo e l’altro in quanto grande figura di sindacalista che, da contadino, ha saputo diventare intellettuale e farsi carico dei problemi della sua gente”.
Il personaggio storico più detestato?
“I dittatori del ‘900 che hanno segnato un secolo tremendo e che, purtroppo, hanno ancora qualche emulo. Personaggi, i dittatori di oggi, che per fortuna non sono in grado di fare le stesse cose ma che coltivano qualche principio di natura illiberale”.
Un aneddoto?
“C’è in effetti un episodio che ricordo sempre simpaticamente. Dato che i sindacalisti hanno l’abitudine di condurre le trattative di notte, mi ricordo di una trattativa che avvenne molti anni fa chiusa alle nove del mattino, con due delegazioni abbastanza numerose da una parte e dall’altra. Ad un certo punto, il sonno aveva attaccato tutti per cui accadde che uno rimaneva sveglio tra quelli che parlavano e uno rimaneva sveglio tra quelli che ascoltavano. Gli altri si lasciavano andare…"
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