Pubblicato su Weekend n°11
11.03.2010
Eventi / Insieme dopo 42 anni
Di nuovo insieme, 42 anni dopo, a condividere ancora una volta quei valori di solidarietà e senso civico che li ha tenuti legati nel nome della Croce Rossa Italiana. Domenica 13 marzo, al ristorante Villa Cupido, si ritroveranno insieme oltre 120 di quei fantastici ragazzi e ragazze che, nel 1968, crearono a Reggio il primo Corpo volontari della Croce Rossa Italia. "Se un uomo sogna da solo, il sogno resta un sogno, ma quando tanti uomini sognano la stessa cosa il sogno diventa realtà": queste indimenticabili parole di Monsignor Helder Camara descrivono alla perfezione lo spirito di servizio che animò quei reggiani e quelle reggiane che raccolsero l'appello di Giuseppe Vasirani ("l'uomo che non sorrideva mai" come lo ricordano molti volontari), il primo comandante della Cri a Reggio Emilia, l'uomo che indiscutibilmente è stato il più importante "motore" e "motivatore" per migliaia di persone che nel corso degli anni ha prestato buona parte del proprio tempo libero al servizio del prossimo. "Ho avuto l'onore di condividere quegli anni insieme a tanti bravi ragazzi - ci spiega Vasirani, che ora ha 72 anni e continuare a prestare ore di volontariato all'asilo di Rivalta - Ricordo l'impegno e il grande cuore di tutti loro e sono davvero contento di ritrovarli alla cena di domenica". La cena di Villa Cupido è stata organizzata da un gruppo di volontari che nel corso degli anni non si sono mai persi di vista: Armando Gobbi, Mario Guidetti, Vito Giacopini, Giuseppe Vasirani, Fabrizio Torricelli, Vincenzo Tagliamonte e Fernando Mellea. Sono stati loro ad avere l'idea di radunare quanti prestarono servizio nelle tre sedi storiche della Croce Rossa: via Farini, via don Jodi (ex Artigianelli) e viale Timavo (ex Sarsa). I primi anni furono davvero pioneristici. "Avevamo autolettighe militari color marrone con i buchi nella carrozzeria - racconta Armando Gobbi, uno degli organizzatori della cena, nonché primo capoposto della sede degli ex Artigianelli in via don Jodi - Ricordo che per rattoppare i buchi usavamo del nastro adesivo da imballo, dello stesso colore della carrozzeria". "Allora il soccorso si giocava sulla velocità - ricorda Gobbi - Perché non c'erano a bordo dei mezzi il personale medico e gli strumenti tecnologici che ci sono adesso. Per questo le ambulanze sfrecciavano: ci voleva grande perizia e senso di responsabilità nel guidare quei mezzi". "Facevamo i turni - aggiunge Mario Guidetti - ricordo che il lunedì prestavano servizio i barbieri e le parrucchiere, il giovedì i bancari. Ognuno aveva il suo ruolo. Molte donne facevano le telefoniste, gli uomini invece preferivano guidare le autolettighe. Ma la cosa più bella era che non c'erano divisioni o steccati ideologici tra di noi: tutte le classi sociali erano rappresentate, compresi gli studenti". Quella di domenica sarà un'occasione speciale, una bella serata all'insegna del revival di ricordi indelebili nel segno un'amicizia cementata nel corso degli anni dalla condivisione dei valori del volontariato. Sarà anche un'occasione per ricordare quanti sono scomparsi in questi anni, quelli che "ora sono nel cielo di Giove, là dove alloggiano i Giusti", spiega Mario Guidetti citando le parole del Sommo Poeta. Nel ricordo, soprattutto, di chi ha dato la sua vita durante il servizio, come Carlo Derlindati che morì a bordo dell'autolettiga sul finire degli anni Settanta. La serata sarà un'occasione per contribuire a una giusta causa. Una parte del costo della cena, infatti, sarà devoluta al Grade (Gruppo amici dell'Ematologia) di Reggio Emilia.
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