Pubblicato su Reporter n°10
04.03.2010
La bomba da tre / Perché sì, perché no
Pausa per la Coppa Italia di Legadue: al di là della perenne disputa tra detrattori e sostenitori della competizione cestistica della serie cadetta (noi siamo da sempre tra chi ne sostiene l'inutilità), si tratta di un momento ideale per fare il punto sul campionato della Trenkwalder. Una squadra che, e questo punto possiamo dirlo con una certa sicurezza, è già andata al di là delle più rosee aspettative. Oggi, insomma, alla vigilia del rush finale che dirà a verità sulle nostre ambizioni, ci sono sufficienti elementi per dire quanti assi possiamo giocarci nella volata verso la promozione diretta che sembra al momento ristretta a tre squadre: oltre alla Pallacanestro Reggiana, la capolista Banco di Sardegna Sassari e l'Enel Brindisi.
PERCHè
POSSIAMO FARCELA
Il nostro segreto, ormai è chiaro, è l'alchimia tecnica e caratteriale del gruppo.
La squadra è stata costruita bene e, pur senza fare sforzi fuori portata per il budget biancorosso, siamo riusciti a portare a casa giocatori validissimi per la categoria e a rivitalizzarne altri che sembravano destinati all'anonimato.
Inoltre, particolare non indifferente, la società è intervenuta con tempestività e con sagacia quando ce n'è stato bisogno (infortunio di Slanina) senza farsi prendere dalla frenesia quando le ambizioni iniziavano a diventare più concrete.
La categoria, la Legadue appunto, è la seconda ragione per cui la promozione diretta non è una chimera.
Le squadre che dovevano spaccare in due il campionato (Venezia, Rimini...) sono in crisi ormai duratura e difficilmente si riprenderanno.
Il livello delle avversarie (forse Brindisi e Veroli hanno qualcosa in più a talento, ma poco) non è perciò proibitivo e dal Pala Bigi quest'anno è veramente difficile portare a casa punti.
PERCHè NO
Essenzialmente per un motivo. Saremmo felici di essere smentiti, ma la Pallacanestro Reggiana non ci sembra una squadra da play off. Nel caso, quindi, non raggiungessimo l'obiettivo dalla porta principale ci appare francamente difficile farlo dalla porta di servizio. Troppo giovane, la nostra Trenk, forse poco avvezza ai climi roventi e priva di un giocatore che possa risolvere la situazione da solo. Lo era, piaccia o non piaccia, Young, non lo sono né Marigney né Smith per quanto il loro contributo in questa fase della stagione sia davvero determinante. Insomma, non abbiamo il Rowe di turno e ci manca l'esperienza di quei volponi (potrebbero esserlo Myers e Scarone se Rimini dovesse approdare alla post season) che sanno cosa fare quando il pallone scotta davvero.
Vogliamo però essere ottimisti. In fondo, per andare in serie A, non è necessario passare per forza dai play off...
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