Venerdì 30 luglio 2010
Inchiesta

Inchiesta della Settimana / 3 di 5 / L’Emilia, modello di riferimento

di Sabrina Basoni

Dopo mesi di trattative non facili è stato approvato il Patto della salute 2010-2012. L'accordo sulla parte economica, raggiunto il 23 ottobre 2009 fra il Presidente Errani in rappresentanza delle Regioni ed il Ministro Tremonti, aggiungeva al finanziamento del Fondo sanitario nazionale, fra nuove risorse e risparmi promessi, 1,6 miliardi di Euro, pari a circa 100 milioni in più per la Regione Emilia-Romagna. In dicembre il Patto è stato completato con la parte normativa costituita, per lo più, da numerosi vincoli a carico di tutte le Regioni e ancor più per quelle Commissariate o con Piani di rientro. Anche la Sanità della Regione Emilia Romagna, pur essendo riconosciuta come una delle realtà più virtuose nel panorama nazionale, deve confrontarsi in prospettiva con minori risorse. A Leonida Grisendi, direttore generale della sanità e delle politiche sociali dell'Emilia Romagna abbiamo chiesto se con budget più scarni è possibile mantenere alta la qualità dei servizi?

Immagine L’Emilia, modello di riferimento
"E' opinione comune e condivisa che il sistema sanitario regionale dell'Emilia-Romagna è virtuoso e in equilibrio economico. Lo stesso Ministro Fazio, lunedì 15 febbraio a Parma per l'inaugurazione del nuovo Pronto Soccorso, ha dichiarato che il nostro servizio sanitario rappresenta un modello di riferimento per il Ministero. Certamente il problema dell'adeguatezza delle risorse esiste, il nostro Paese spende molto meno rispetto a Francia e Germania, per non parlare degli USA. Incrementi annui inferiori al 3% metterebbero sicuramente in difficoltà il sistema tenuto conto che alcuni costi, come i farmaci innovativi ad esempio, aumentano ogni anno con percentuali a due cifre. Tuttavia per il 2010-2012 le percentuali di incremento dei finanziamenti sono nell'ordine del 2,8/3,2%, quindi ad un livello che pur tra grandi difficoltà dovrebbe consentire di guardare al futuro con moderato ottimismo. Tali livelli di incremento sono peraltro possibili in una Regione come la nostra dove, rispetto al finanziamento nazionale, la Regione stessa destina proprie risorse finanziarie che nel 2010 raggiungono i 300 milioni di Euro, in buona parte destinati a finanziare il Fondo Regionale per la Non Autosufficienza (rivolto soprattutto, ma non solo, all'assistenza della popolazione anziana, nella nostra Regione particolarmente numerosa) che quest'anno raggiunge i 400 milioni di Euro. Tale entità è maggiore dell'intero Fondo Nazionale per la non autosufficienza". 
La rete ospedaliera regionale è stata riorganizzata secondo due modelli complementari, le reti cliniche integrate e le aree di attività di livello regionale (secondo il modello Hub & Spoke). Come stanno funzionando questi due modelli nel sistema provinciale reggiano? Quali sono i vantaggi e quali i punti critici?
"Il modello organizzativo adottato in Emilia-Romagna per l'assistenza ospedaliera mira a concentrare l'attività più complessa nei centri di eccellenza (hub) e ad evitare inutili e dannose duplicazioni di servizi. L'obiettivo è quello di fornire a tutti i cittadini, indipendentemente dal punto di accesso (spoke), la prestazione al più elevato livello qualitativo presso il centro di eccellenza (hub), dove professionisti con adeguata esperienza possono fornire assistenza in modo appropriato e qualitativamente più elevato. Credo che anche la rete esistente fra gli ospedali della Provincia di Reggio Emilia sia coerente rispetto a questi requisiti, che sono funzionali in primo luogo alla necessità di rispondere in modo adeguato ai bisogni della cittadinanza.
Questo modello organizzativo può creare una eccessiva pressione sui centri hub, in genere collocati presso l'ospedale centrale, in questo caso il Santa Maria Nuova, da qui la necessità di monitorare costantemente la situazione e di intervenire con modifiche organizzative se e in quanto necessarie."
I bilanci della sanità reggiana sono praticamente in pareggio. Ma non mancano le difficoltà  nel finanziare gli investimenti. È possibile pensare nei prossimi anni a un rallentamento negli investimenti strutturali e tecnologici? 
"La sanità reggiana è da sempre fra le più virtuose anche dal punto di vista dei risultati di bilancio, costantemente in pareggio. Rilevantissimi sono stati nell'ultimo decennio gli investimenti sulle strutture e sulle attrezzature, sia nella rete ospedaliera che, ora, anche nei servizi territoriali. Non sono mai state investite tante risorse in sanità come in questi anni, parliamo di cifre di diverse centinaia di milioni di Euro. Certo ne occorrerebbero sempre di più, si potrebbero migliorare ancora altre situazioni, per il Santa Maria Nuova ad esempio il Dipartimento Materno-infantile. Vorrei però che quando si parla di investimenti ci si riferisse più spesso alla necessità di investire sul capitale umano e sui professionisti, perchè non si può certo oggi rinunciare ad ambienti confortevoli e ad attrezzature moderne, ma la sanità e l'assistenza di qualità la fanno sempre professionisti preparati, aggiornati ed in rapporto costante con i colleghi di tutto il mondo, adeguatamente motivati". 
Il personale medico  e gli operatori sanitari lamentano carichi di lavoro sempre più  onerosi nei pronto soccorso e nei reparti degli ospedali reggiani. Come risponde la Regione a chi chiede una pianta organica più nutrita di quella attuale?