Venerdì 30 luglio 2010
Inchiesta

Inchiesta della Settimana / 5 di 7 / “Riconoscere il male”

di Rossella Porcheddu Immagine “Riconoscere il male”Paolo Crepet

Il luogo comune vuole che le tragedie si consumino in nuclei familiari non integrati nel tessuto sociale, nei quali hanno luogo episodi di violenza o di alcolismo o tossicodipendenza.
Ma spesso i massacri avvengono in famiglie benestanti, lontane da situazioni di degrado o di disagio. "Purtroppo non esistono le famiglie modello - sottolinea il noto psichiatra Paolo Crepet - alcune certo non possono definirsi un nido d'amore. Fortunatamente questo non è vero in tutti i casi. Non tutti sono capaci di uccidere, ma dopotutto non siamo così lontani dal male, bisogna solo riconoscerlo".
È dunque possibile individuare una situazione di pericolosità, anche dove il contesto sia tutt'altro che degradato? "A volte all'interno delle stesse mura domestiche è difficile rendersi conto di ciò che accade - continua Crepet - figuriamoci all'esterno. Certo se i segnali fossero visibili sarebbe possibile evitare i massacri. Ma le stragi sono tutte preannunciate. Ci sono sempre, nella persona che commette la strage, segnali verbali o psicologici". Ma allora come procedere? E' sempre meglio parlare con psichiatri, psicoterapeuti, con le forze dell'ordine, di qualsiasi manifestazione fuori dall'ordinario, anche se si ritiene sia un problema futile, facilmente risolvibile all'interno delle mura domestiche? "Le stragi sono assolutamente prevedibili ed evitabili - conclude Paolo Crepet - se ci fosse più capacità di chiedere aiuto e se tutti fossero più attenti, dal prete al vigile, allora forse ce ne sarebbero di meno".