Pubblicato su Reporter n°9
25.02.2010
Inchiesta della Settimana / 4 di 7 / Vjosa, una morte annunciata
Dobbiamo prendere esempio da una donna coraggiosa che ha pagato con la vita la voglia di libertà". Con queste parole Lucia Gardinazzi, fondatrice dell'Associazione Non da Sola, che da quindici anni si occupa di contrastare la violenza contro le donne, descrive Vjosa Demcolli, vittima di una strage preannunciata. Una vicenda che ha scosso tutta la città di Reggio Emilia quella di Vjosa, assassinata nell'ottobre del 2007 nel palazzo di giustizia cittadino, durante l'udienza di separazione dal marito Clirim Fejzo.
Quarantenne albanese incensurato, apparentemente ben integrato, Fejzo ha sparato, uccidendoli, alla moglie e al cognato e ha ferito l'avvocatessa della moglie prima di essere colpito a morte da due agenti. "Alcuni mesi prima della strage avevamo mandato un esposto - ci racconta Lucia Gardinazzi - al Tribunale, alla Questura, ai Carabinieri e alle Guardie Municipali, per denunciare gli elementi di pericolosità di Fejzo, che da molti mesi pedinava la moglie. Ma non esistendo ancora il reato di stalking le forze dell'ordine non potevano intervenire.
La nostra denuncia avrebbe dovuto essere attentamente monitorata". In seguito ai maltrattamenti subiti Vjosa era ospite alla Casa delle Donne, dove ripeteva in continuazione, terrorizzata, che il marito l'avrebbe uccisa. Le violenze che si consumavano tra le mura domestiche non erano solo fisiche, ma anche psicologiche. Clirim Fejzo non voleva che la moglie avesse un'autonomia economica, quell'indipendenza che stava conquistando con la separazione e con il lavoro che aveva trovato grazie all'aiuto delle volontarie della Casa delle Donne. Come spesso accade, questi episodi tragici, oltre a scuotere profondamente l'opinione pubblica, aprono la strada a cambiamenti significativi. "In Italia ci vuole il morto per risvegliare le coscienze - conclude Lucia Gardinazzi - dopo la strage posso dire che l'atteggiamento delle forze dell'ordine è cambiato radicalmente. In questo momento tutti i casi di violenza vengono presi in considerazione e monitorati. Superato il periodo di grande angoscia e amarezza abbiamo trovato la forza di andare avanti per continuare il nostro lavoro. Perché altre donne trovino il coraggio di denunciare e di sfuggire alla violenza, perché conquistino il diritto a una vita dignitosa".
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