Pubblicato su Reporter n°6
05.02.2010
Reporter 24 Ore / En attendant Godot
Gennaio doveva essere il mese della instaurazione di un tavolo "democratico" di confronto sul futuro dell'Area Nord.
Il mese è finito e, come ha giustamente commentato un arguto editorialista de l'Informazione, il tavolo necessario per Delrio non è stato ancora approntato da IKEA.
In compenso l'economia reggiana, più in generale regionale, si trova nel pieno di una crisi che non trova riscontro nelle altre regioni Italiane.

La ragione contingente, che concorre al declino della nostra economia, è costituita dalla inerzia di una classe dirigente che si è arrogata il diritto di riposare sugli allori dei risultati acquisiti dalle "buone amministrazioni" del passato che avevano contribuito a generare il "modello Emilia".
Chissà cosa penserebbe Dozza dell'affaire Delbono!
Ciò che la "sinistra idealista e pragmatica" del dopoguerra aveva creato corre sempre più il rischio di implodere sotto i colpi dell'arroganza imbelle dei moderni burocrati. Il mitico Peppone avrebbe risolto tutto con due "saracche" (bestemmie in termine mutuato dal dialetto; n.d.r) e, magari, con due ceffoni rimediati da Don Camillo ma, in tempi brevi e con il buon senso contadino, avrebbe individuato il nocciolo del problema. I nostri amministratori, invece, si impastano la lingua con termini roboanti e dichiarazioni d'intenti - sovente scimmiottati come un recentissimo invito a "fare squadra" da parte di chi si fregia di non leggere queste colonne - che si esauriscono entro le quattro mura del salotto in cui vengono declamati.
Lo sviluppo dell'Area Nord è una priorità indifferibile, come la negletta stazione Mediopadana, che può fungere da motore per la ripresa ove si tenga conto degli investimenti necessari e dell'indotto che si potrebbe creare a breve nel settore dell'edilizia, il più colpito dalla crisi al pari della metalmeccanica.
Ma, forse, non è colpa dell'IKEA bensì delle industrie metalmeccaniche reggiane che, a causa della crisi, potrebbero aver omesso di produrre tutti i ricambi necessari per l'autocarro che avrebbe dovuto trasportare il legname per la costruzione del tavolo.
Se così fosse si potrebbe lanciare una proposta provocatoria quanto efficace: perché il sindaco, sempre attento a salvaguardare la multietnicità culturale, non esce dal letargo dell'attesa del tavolo disperso e convoca subito le parti interessate, stando semplicemente seduti sul terreno coperto da una semplice tenda (si prenda spunto dal colonnello Gheddafi)?
Intanto la diatriba mediatica continua a riempire le pagine di cronaca riportando le insinuazioni di chi rileva le strane circostanze della gara di aggiudicazione dei terreni dell'ex casello autostradale.
A tale insinuazione si è risposto minacciando querele!
Ottima strategia, che tuttavia non condividiamo in quanto sarebbe meglio, che si lasciassero lavorare gli inquirenti reggiani sui veri problemi di criminalità organizzata che soffocano il nostro tessuto produttivo (si legga la relazione del P.G. di Bologna) e che la verità sull'aggiudicazione dei terreni emergesse dal dibattito pubblico tanto proclamato in dicembre, che ancora attendiamo ed al quale vogliamo presenziare. (lm)
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