Venerdì 30 luglio 2010
Mostre

Mostre / Su la maschera

Immagine Su la maschera

 

"Arte Mascherata" all'Officina delle Arti. Il carnevale, la maschera, il simulacro sono i temi affrontati da Aldo Spoldi e Wal, due artisti, accumunati dallo stesso percorso che li ha visti indagare la pittura come molteplicità d'ipotesi compositive e come intreccio di generi. Capaci di raccontare la crisi del postmodernismo e di un movimento di transavanguardia, come i Nuovi Nuovi di cui fanno parte, sono, infatti, consapevoli che l'artista deve mettere in crisi se stesso per rinascere a nuova vitalità e indagare le attuali circostanze. Le opere in mostra, che spaziano dalla pittura colorata e festosa alla scultura più lattiginosa e corpulenta, tratteggiano il mondo del carnevale e della maschera facendo l'eco all'iconografia classica e allo stesso tempo mostrando un gioco di nuove figure burlesche. Si passa, infatti, dalle interpretazioni di Arlecchino, e del resto delle maschere della commedia dell'arte, che Wal tinteggia in modo quasi condiscendente, ai cortei di marionette che Spoldi utilizza, pressoché come pretesto, per tratteggiare le figure dell'attualità sociale, dall'impiegato alla casalinga, dalla donna d'affari al manovale. Nelle composizioni di tavole Spoldi sembra proprio voler uccidere il fascino del solito clown, rappresentandolo in modo troppo nostalgico e pateticamente monocorde, per esaltare il ruolo comico e penoso delle nuove marionette, sempre pronte a danzare al ritmo della contemporaneità. Fra i lavori esposti si possono vedere anche opere il cui rimando al tema centrale appare labile, se non del tutto assente, come i gatti dipinti e "scolpiti" da Wal. Sicuramente di impatto visivo e capaci di scatenare empatia appaiono, però, isolati nel complesso tourbillon di maschere, marionette, simulacri e ciccioni di coccio che, seppur con qualche caduta di stile, ci danno notizia del ridicolo muoversi del mondo. La mostra è una piacevole e colorata pausa che permette all'osservatore di isolarsi dal clamore del concreto e dalla schiavitù del "non figurativo", arrivando, grazie ad alcune felici intuizioni, a dimenticarsi delle regole e a sorridere della realtà con l'ironia e la sfrontatezza del vero carnevale.