Mercoledì 10 marzo 2010
Cabaret

Teatro / Epifanio & Company

di Monica Franzoni Immagine Epifanio & Company

 

Bizzarri e caricaturali, eccessivi e grotteschi, i personaggi di Antonio Albanese, resi celebri dal piccolo schermo, approdano sui palcoscenici d'Italia. In scena il 9 e il 10 febbraio al Teatro Valli, "Personaggi" è uno spettacolo che racconta il nostro tempo e la nostra penisola, da Nord a Sud. Una carrellata di volti che l'attore ha creato nella sua ventennale carriera e che negli anni non l'hanno mai abbandonato. Personaggi che il pubblico ha molto amato non solo per la loro vena esageratamente goffa e assurda, ma soprattutto per quell'umanità di fondo, per quell'essere veri e autentici sotto la patina di artificiosità. Ci fanno ridere i gesti esagerati, le smorfie e le movenze eccessive, quegli abiti stretti e quei capelli posticci, le forme dialettali e i modi di dire. Ma ci affezioniamo a loro perché in fondo hanno qualcosa di ognuno di noi, abitudini e manie che ritroviamo in un amico o un collega o un vicino di casa. Sono uomini comuni, ignoranti e nevrotici, saccenti e sicuri di sé, felici e trasognati, volgari e qualunquisti.
Da Alex Drastico, uomo del sud, erede di una generazione di disoccupati per scelta, a Perego, rappresentante di quegli uomini del nord, da sempre lavoratori instancabili. Dal gentile e timido Epifanio, dispensatore di baci, con quel cappotto troppo stretto e fuori moda e lo sguardo ingenuo sotto gli occhiali dalla spessa montatura all'Ottimista, italiano inspiegabilmente felice, con quel suo sorriso fastidiosamente smagliante. Dall'onorevole calabrese Cetto La Qualunque, politico corrotto e volgare, nemico della natura e amico del cemento, che condisce il suo italiano tentennante con il dialetto stretto, al Sommelier, grembiule nero e tastevin al collo, con le sue degustazioni curiosamente danzanti e i suoi commenti scontati. Nello spettacolo, scritto da Michele Serra e Antonio Albanese, ad alternarsi sono uomini che si adattano al mondo che cambia, a una società sempre più nevrotica, a rapporti umani sempre più flebili, a famiglie che cadono a rotoli. "Mi piace cercare di immaginarli vivi - racconta Antonio Albanese - io li proteggo molto i miei personaggi, perché è fondamentale, perché comunque è soprattutto proteggere me stesso.
Li proteggo perché nel tempo sono diventati amici, la mia compagnia, mantenendo delle vere distanze, questo è certo, ma sono diventati dei grandi amici. Loro sono un po' il segno dei nostri tempi confusi, sono la rappresentazione - nel bene e nel male - di questi ultimi quindici anni, dei cambiamenti faticosi che stiamo tutti vivendo e affrontando". Una connotazione dunque attuale per questi personaggi che col tempo non diventano vecchie e polverose maschere da appendere a un chiodo ma cambiano, maturano, si fanno portatori delle gioie e dei dolori degli italiani di ieri e di oggi.