Pubblicato su Weekend n°5
28.01.2010
Arte / Un’opera da riscoprire

L'affresco in Battistero "Il Battesimo di Cristo", opera di Francesco Caprioli, ora brilla di nuova luce.
Il restauro è opera di Tito Avio Melloni e i discorsi ufficiali sono stati tenuti dal Soprintendente Scalini, da monsignor Tiziano Ghirelli e dallo storico dell'arte Angelo Mazza. L'opera si è potuta restaurare con il contributo della professoressa Maria Vittoria Tagliavini Vinsani che ha dimostrato così una particolare sensibilità per l'opera d'arte.
Da numerosi anni l'affresco è attribuito a Francesco Caprioli anche se ultimamente si sono affacciate altre ipotesi. Ha fugato tutti i dubbi Angelo Mazza, ispettore della Soprintendenza, che con un'appassionata e documentata relazione, fatta anche di comparazioni, ha definitivamente attribuito l'opera a Francesco Caprioli. Per la verità sono anni che lo storico dell'arte Massimo Pirondini, nelle sue varie pubblicazioni, sostiene questa tesi pubblicando in "La pittura del Cinquecento a Reggio Emilia" anche la lettera datata 5 luglio 1497 con la quale il pittore assume l'incarico dell'esecuzione, a fresco, del "Battesimo di Cristo" per il Battistero di Reggio. In un'inaspettata e gradevole voce nel "Dizionario Biografico degli Italiani", (1976) praticamente la prosecuzione della grande Enciclopedia Italiana nata nel 1925, sotto la direzione del filosofo Giovanni Gentile, con l'apporto di Treccani, la storica Adalgisa Lugli compila la voce Caprioli Francesco. È ignoto l'anno di nascita dell'artista che muore il 6 giugno 1505. La Lugli descrive alcuni dipinti come un"Crocefisso" per una chiesa di Cadelbosco Sopra; una "Deposizione dalla Croce" e una "Vergine in trono con San Gioacchino, Sant'Anna e altri santi".
Il "Battesimo di Cristo" per il Battistero viene eseguito tra il 1497 e il 1499 e viene definito, giustamente, un'opera "matura e complessa" che "rivela una complessità di rapporti culturali" molto ampia. In effetti l'opera del Caprioli è significativa della fine del Quattrocento e segue lo schema compositivo di Andrea Verrocchio che, con la sua scuola in Firenze, ha contribuito ad evidenziare grandi artisti come ad esempio Leonardo. Proprio il pittore dell'Annunciazione ha partecipato alla stesura del "Battesimo di Cristo", olio su tavola, ora agli Uffizi.
Del Verrocchio, l'opera del Caprioli segue solo l'assetto compositivo, mentre per gli effetti cromatici e il movimento dobbiamo ricorrere ad altri esempi, escludendo anche il Perugino, che appare già "purista" rispetto a Caprioli che invece si attarda invece a seguire forme e colori, propri della pittura nordica, che intravediamo proprio nella Scuola ferrarese con i grandi maestri come Cosmè Tura e Ercole de' Roberti. Nel panorama dell'affresco di Caprioli suggestioni fiamminghe e nel San Giovanni forse un richiamo a Botticelli, Pala di Santa Barnaba, agli Uffizi.
L'affresco, ora restituito alla città, dopo il restauro è un'opera tutta da "guardare" ed apprezzare proprio per la sua complessità compositiva e ancora, per certi versi, da studiare: e questo è il compito "affascinante" degli storici dell'arte.
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