Pubblicato su Weekend n°5
28.01.2010
Arte / Una tela ed è... Boom

Gli spensierati anni Sessanta. I pomeriggi con gli amici a bordo della Vespa. Le vacanze in riviera. Un'atmosfera di leggerezza e serenità quella ricreata da Marco Arduini nell'esposizione "Millenovecentocinquantanove", ospitata dalle sale del Mauriziano fino al 21 febbraio. Con una serie di tele appese alle pareti o adagiate su cavalletti, Marco Arduini ci racconta un paese che appare ormai lontano, l'Italia del boom economico, delle gite domenicali, capote sollevata e vento tra i capelli. Dipinge le città che si svuotano per le vacanze, le autostrade solcate dalla Cinquecento, la riviera romagnola che si anima per l'estate. Protagonisti dei suoi quadri sono italiani felici, ebbri di quel benessere economico tanto sognato, raggianti per i pomeriggi trascorsi a giocare a biliardino o a golf. Orgogliosi della loro piccola utilitaria targata Fiat o della Vespa, sogno di ogni giovane e icona di un decennio felice. "Nel millenovecentocinquantanove l'Italia correva, ed era la prima volta, su e giù per l'autostrada del sole. Nel millenovecentocinquantanove l'Italia faceva Boom - scrive nella nota critica Giuseppe Berti - e il suo miracolo economico invadeva anche il cielo che, come cantava Modugno, sembrava infinito". Certo Marco Arduini, che nel 1959 è nato, quegli anni non li ha vissuti appieno.
I ricordi di bambino si sono mescolati forse a foto d'epoca, a racconti di chi invece quel decennio l'ha attraversato assaporandone tutta l'appagante felicità. Di quell'Italia e di quell'Emilia Marco Arduini ci restituisce un'immagine da cartolina, a metà tra la grafica pubblicitaria e il fumetto. Con colori vivaci e il suo stile ‘sfacciatamente neopop', come lo descrive Giuseppe Berti, crea delle scene popolari, che attingono all'immaginario di massa. Sì, perché quegli anni, per chi li ha vissuti e per chi ha sentito solo i racconti di genitori e fratelli, erano proprio così: abiti colorati e voluminose capigliature, fiammanti macchine sportive e famigliole felici. Quel cielo troppo azzurro, quelle automobili estremamente lucide, quei sorrisi eccessivamente smaglianti ci sembrano oggi così lontani e irreali. Forse perché il sogno degli italiani degli anni Sessanta era tutto in quella Cinquecento rossa che davvero era sinonimo di felicità e benessere.
Forse perché l'erede di quella piccola utilitaria di allora oggi non è capace di darci neanche lontanamente la stessa soddisfazione o la stessa spensieratezza.
Forse perché le immagini di Arduini ci appaiono come un cartellone pubblicitario, che ha poco di reale e molto di inventato. Come se quegli italiani non fossero mai esistiti, se non nelle pubblicità della Fiat o della Pasta Barilla. Come se Arduini volesse venderci un prodotto che non potremo mai acquistare. Come se ci facesse intravedere un sogno che non potrà mai realizzarsi o consegnasse alla storia le immagini di un mondo che mai più sarà.
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