Venerdì 30 luglio 2010
Politica

Il Canovaccio / La “rivoluzione copernicana” del Pd

di Andrea Canova

Diciamola brutale: ciò che ieri era di sinistra oggi è di destra e ciò che ieri era di destra oggi è di sinistra. Adesso passiamo ad Immanuel Kant, ma senza farla troppo lunga.
Come tutti sappiamo, Kant è stato uno dei più grandi filosofi della storia dell’umanità. Ha scritto libri tipo “Critica della Ragion Pura”, “Critica della Ragion Pratica” e via discorrendo. Grosso modo è vissuto sul finire del 1700, diciamo nella seconda metà di quel secolo.
Di Kant che cosa ci ricordiamo? Forse nulla, forse poco, forse non l’abbiamo mai letto. Ma, ancora forse, dalle scuole superiori, se ci concentriamo, qualcosa affiora.
Tipo: se dico che Kant determinò una “rivoluzione copernicana” nella cultura occidentale, vi ricorda qualcosa? Di fatto, è quasi l’unico aspetto del quale, a scuola, si parla. E a ragione. Perché è un aspetto fondamentale. State pensando a qualcosa di astronomico? Di astrologico? Be’, astronomia e astrologia non c’entrano nulla. La “rivoluzione copernicana” kantiana, anche qui detta alla bruta, fu la seguente: dall’oggetto al soggetto. Cioè: l’attenzione della conoscenza, se prima era concentrata sull’oggetto, con Kant si rivoluzionò per passare sul soggetto. Le famose categorie a priori dell’intelletto e compagnia bella. Però adesso basta con Kant. Kant, qui, è un’analogia. Un’analogia per che cosa? Per il tema con il quale ho aperto il pezzo.
Mi spiego: a partire, grosso modo, dalla seconda metà degli anni sessanta, nelle democrazie occidentali avanzate (ma non solo), si è via via prodotta, sviluppata e consolidata una “rivoluzione copernicana” nei “sistemi cognitivi” dei cittadini tale per cui, anche nel campo politico, ciò che tradizionalmente erano i temi della sinistra storica e, specularmente, quelli che erano i temi della destra storica, si sono travasati gli uni negli altri fino al punto che, come ho detto in apertura, ciò che ieri era di sinistra oggi è di destra e, viceversa, ciò che era di destra oggi è di sinistra.
Com’è possibile?
Anche qui andiamo con l’accetta: tale rovesciamento è stato possibile proprio grazie alla sinistra storica, solo che la sinistra storica non l’ha compreso e, ancora oggi, in gran parte non lo comprende, oppure finge di non averlo capito, perché poi non è che siano così disinformati, tanto per stare leggeri. Non comprendendolo (in ipotesi) è sempre più a fondo nel baratro dei consensi. È un paradosso? Sì e no. Poi, questa presunta rivoluzione, in relazione a che cosa si è determinata?
Si è determinata nella dialettica politica e culturale tra la destra e la sinistra in un contesto di democrazia liberale. Cioè? Cioè: solo e soltanto all’interno, prima di tutto, di un regime a democrazia liberale come sono le nostre democrazie (ci mettiamo pure l’Italia anche se il discorso andrebbe approfondito), si è resa possibile questa rivoluzione cognitiva (del pensiero, dunque, dei valori, dei bisogni e delle aspettative) che ha consistito e consiste nel passaggio da una società industriale moderna ad una società postindustriale postmoderna, cioè nel passaggio da una società materialista ad una società postmaterialista.
Ma possiamo individuare almeno un fattore determinante? Sì, lo possiamo individuare nel progressivo e inarrestabile passaggio da una società dell’insicurezza ad una società della sicurezza. Qual è in tutto il mondo occidentale il sistema di sicurezza per eccellenza? Il welfare state. Lo Stato sociale. Ora, per ragioni di spazio, lasciamo stare il merito del welfare state, cioè dove funziona meglio e perché. Diciamo solo (e ammettiamo) che c’è. Abbiamo, dunque, il welfare state e, anche, un complessivo apparato di diritti e di poteri (leggi, polizie, eserciti, scuole ecc.) che, nel corso del novecento, hanno reso il cittadino occidentale fondamentalmente molto sicuro.
Naturalmente, le battaglie per il welfare, per l’estensione dei diritti civili o del lavoro, per un’educazione universale, pur essendo temi tipicamente liberali (ricordo che il welfare fu inventato dai liberali così come l’istruzione universale per tutti i cittadini è un tema liberale), sono state battaglie centrali per la sinistra storica, per partiti come il PCI o il PSI, almeno il PSI prima di Bettino Craxi.
Bene, giusto, no? Bene. Poi tutto questo è finito. Ma in che senso è finito? Nel senso che, mano a mano che la sicurezza economica e sociale progrediva nelle democrazie occidentali, assieme, sotterraneamente, in un arco di tempo più che trentennale, si sono trasformati i valori e le culture dei cittadini. In qualche modo, oggi, sicurezza economica e sociale vengono date per scontate ed acquisite (lasciamo stare la congiuntura economica negativa di questo periodo); diversi fattori che, un tempo, erano conquiste frutto di aspre lotte politiche (casa, lavoro, scuola, sanità, servizi) oggi vengono ritenute e percepite come diritti della persona. Di più: in quelle nazioni, come la Danimarca, dove il welfare è ai massimi livelli mondiali, oggi chi è a sinistra vuole che l’intervento dello Stato si fermi e si riduca, vuole la libera impresa e il capitalismo.
Autonomia individuale, espressione di sé, partecipazione politica come impegno su un tema specifico, libertà sessuale e tolleranza di genere, denatalità, insofferenza verso qualsiasi forma di autorità, secolarizzazione, rischio personale ma, anche, nuova centralità della famiglia tradizionale quando ci sono dei figli, nuove tipologie familiari, ecologia, lavoro come realizzazione personale in vista di un obiettivo e non più, solo, come strumento di accumulazione economica. Questi sono solo alcuni dei nuovi valori postmaterialisti che caratterizzano chi, tendenzialmente, si definisce di sinistra.
Mi fermo qui, anche se il discorso andrebbe approfondito.
Ciò che preme sottolineare, invece, è che la sinistra storica, in primis il PD, sembra molto lontana dalla postmodernità. Insomma, è bene che il PD compia la propria “rivoluzione copernicana”, anche se in ritardo rispetto al paese reale e, ancora di più, a chi, oggi, si autodefinisce di sinistra.