Venerdì 12 marzo 2010
Costume

Antiche Carte / Un monumento della tradizione locale

di Gino Badini Immagine  Un monumento   della tradizione locale

Un vocabolario dialettale è l’occasione di una lettura piacevole, è avventura popolare e culturale, è dare respiro intenso e dimensione corposa all’idioma locale che un tempo si parlava in famiglia, nei luoghi di lavoro, nei mercati, e nei negozi. Poi la tecnologia ha eroso pian piano, e in misura crescente oggi, i modi di essere e ha modificato la nomenclatura secolare delle opere dell’uomo trasformandone azioni e gesti ed esasperandoli (computer, telefonini); ma, paradossalmente, ha creato incentivi di rapporti e ascolti con migliaia di siti internet dedicati agli idiomi regionale e cittadini. Né è mancata infine la proposta di insegnare i dialetti nelle scuole avanzata dalla Lega Nord, una proposta che ha creato un civile dibattito. L’ottocentesco vocabolario reggiano di Gian Battista Ferrari, unico a stampa, è stato sostituito da quello, pazientemente elaborato per lungo tempo, da due poeti e insegnanti: Luigi “Gigi” Ferrari (cognome emblematico, dunque) e Luciano Serra.  I due amici dopo essersi impegnati nella stesura di un vocabolario italiano-reggiano, edito nel 2006, appassionati dei valori culturali e affettivi emanati dal dialetto, hanno ripreso e approfondito gli studi e le ricerche per un Dizionario reggiano-italiano, concordando anche ad un’inversione dei nomi degli autori per rinsaldare un’amicizia immutata negli anni. La ricchezza lessicale dell’opera realizzata dai due studiosi e poeti è testimoniata dai vocaboli e dalla fraseologia di riferimento pressoché assenti in altri dizionari. Tanto per fare alcuni esempi l’attenzione riservata ai termini venatori, alla lavorazione dei cappelli, ai numerosi meccanismi dell’orologio, all’edilizia (di cui fu prezioso interprete il muratore Lino Codeluppi amico di Serra), ecc.
La ricerca degli autori spazia su arti e mestieri, animali domestici e selvatici (con la terminologia minuziosa relativa alla quaglia e quella delle varietà dei picchi, dovuta a Luigi Ferrari), piante (erbacee con le proprietà medicinali, arbustive ed arboree), risaia (nelle rievocazioni delle mondine), malattie umane, di animali e piante, ecc.  Un tempo, e l’espressione è viva tuttora, savèir ed lètra distingueva la minoranza colta dall’incultura forzata della maggioranza; ma, colti ed incolti, tutti parlavano in dialetto, lingua in cui tutti si riconoscevano e che traeva origine dal latino popolare, dal celtico e dal germanico, ed era alimentata, dai francesismi e dalla trasmissione del dialetti veneto e toscano. Un tempo il rapporto con animali e piante creò immagini e similitudini suggestive che ancor oggi resistono all’invasione impersonale della tecnologia e rappresentano i simboli di una secolare civiltà contadina Ebbene, Serra e Ferrari, due illustri personalità della cultura, hanno “fermato il tempo” della lingua, offrendo ai reggiani un monumento della tradizione locale.