Venerdì 30 luglio 2010
Persone e storie

Storie / Reggiano da esportazione

di Valerio Benassi

Il ventennale della caduta del Muro di Berlino è passato, ma ancora una certa rivoluzione a Reggio Emilia non è arrivata. Il ricambio generazionale nella politica italiana, di qualsiasi colore sia, è stato il tema dell’anno. Anche nella nostra lontana e nebbiosa provincia dell’impero, dove i “gggiovani” hanno bastonato i più vecchi, prendendole a loro volta in più di una occasione. L’ultimo esempio è il duello a mezzo Facebook tra il piddino (ala Bersani) Andrea Capelli e il neo Presidente delle Farmacie Franco Colosimo, che ha minacciato addirittura querela. Vatti a fidare degli alleati...
La scommessa è facile, anche perché certi pronostici scontati non vengono mai ribaltati, nella vita così come in politica: il ricambio generazionale arriverà anche a Reggio, ma solo per motivi anagrafici. Traducendo, l’attuale classe politica se ne andrà quando nemmeno con l’aiuto della badante riuscirà più a stare seduta su una poltrona pubblica. Ma la colpa non è nemmeno dei vecchi politici, in fin dei conti. Parliamoci chiaro, chi lascerebbe volentieri un posto di potere lautamente retribuito nel quale l’unica occupazione concreta è il mantenimento del potere stesso?
Toccherebbe ai giovani, in teoria, far saltare certi meccanismi, sull’onda dell’ideologia, si diceva una volta. Molto più modestamente, oggi, basterebbe il vento, magari anche solo un refolo, di un’idea. E invece i giovani, o almeno la maggior parte di loro (quella che di solito fa carriera), si inseriscono in schemi vecchi, in giochini rodati in sessant’anni di storia repubblicana, arrotolandosi in un linguaggio che non è lo stesso parlato dai loro coetanei, di solito più scolarizzati. O inseriti nel mondo professionale che, davvero, premia merito, impegno, lavoro e talento, e non solo il numero di preferenze conquistate, spesso all’interno di conventicole plaudenti.
L’unica consolazione è che, andando avanti, è probabile che la politica abbia sempre meno spazio. Vuoi perché non è pensabile che il sistema riesca a mantenere il numero impressionante di cariche svuotate di ogni valore, significato e potere, ma estremamente pesanti sui conti pubblici, che tiene faticosamente in piedi oggi. Ma, soprattutto, perché il potere, quello vero, sempre più spesso cambia sede e si trasferisce dall’ambito politico a quello economico. È quindi possibile, anzi, probabile che i politici finiscano sempre più spesso per diventare emanazioni di altri poteri, perdendo quindi buona parte del potere, quello vero, che ancora oggi invece incarnano. A giudicare dallo spettacolo visibile all’occhio nudo di chi osserva dal di fuori, alla fine anche questa può essere una piccola consolazione.
Non resta che attendere e vedere come andrà a finire.