Pubblicato su Weekend n°47
26.11.2009
Appuntamenti / Storia di un capoforno
Sabato 28 novembre (ore 21) al Teatro Asioli di Correggio sarà in scena Ascanio Celestini con il suo spettacolo Fabbrica.
Fabbrica è un racconto teatrale in forma di lettera scritta alla madre da un operaio; l'operaio racconta alla madre la storia sua e la storia di Fausto, il capoforno, che a sua volta parla della sua famiglia, del padre e del nonno che hanno lavorato nella fabbrica quando il lavoro operaio veniva raccontato all'esterno in maniera epica. A queste storie si intrecciano quelle di Paride Pietrasanta, il padrone, di Assunta, la tabaccaia ex operaia, bella come una Madonna... L'antica fabbrica aveva bisogno di operai d'acciaio, i loro nomi erano Libero, Veraspiritanova, Guerriero. L'età di mezzo ha conosciuto l'aristocrazia operaia con gli operai anarchici e comunisti che neanche il fascismo licenziava perché erano indispensabili alla produzione di guerra. Ma l'età contemporanea ha bisogno di una fabbrica senza operai.
Racconta Celestini che lo spettacolo è nato da una "ricerca incominciata con la lettura di testi che raccolgono le memorie degli operai legate soprattutto alla prima metà del secolo scorso. Dopo un anno ho incominciato ad aprire il lavoro ad una serie di laboratori in giro per l'Italia. In due anni di laboratori ho raccolto storie isolate, frammenti di racconti che ruotano tutti attorno al vissuto fisico della fabbrica. Anche quando parla del cottimo collettivo, delle vertenze sindacali e dell'articolo 18 usa un immaginario che fa riferimento al corpo. Come se per parlare di ciò che è accaduto si dovesse tradurre tutto in un linguaggio i cui riferimenti sono la malattia e la salute, la bellezza e la deformità, la forza e la debolezza. Imparare il mestiere in fabbrica significava guardare gli altri che lavoravano e poi ripetere i gesti che avevano visto fare. Per la maggior parte degli operai non c'è mai stato un momento nel quale il proprio lavoro veniva descritto a parole. A Terni si dice imparare "a rubeccio", si imparava "rubando" con gli occhi." E aggiunge, per quanto riguarda il linguaggio: "Marco, lo sloveno che fa il capoturno alla ferriera di Servola, ogni volta che si trova a dover raccontare qualcosa che supera i canoni della normalità, dice: ‘spaziale'. Sia quando si tratta di una cosa molto bella, sia quando si tratta di una situazione drammatica. Spaziale è ciò che non si può raccontare. Qualcosa che è scritto in una memoria che deve essere ancora elaborata, ma che rischia di perdersi prima di arrivare ad un'elaborazione completa. Ho cercato di riportarla verso un racconto epico come nei racconti della lotta partigiana. Ho cercato nel patrimonio della letteratura orale, nelle fiabe e nelle leggende."
Ascanio Celestini è uno dei più noti e apprezzati protagonisti del "teatro civile" italiano. La sua capacità di scrittura sia drammatica che comica, unita ad un'abilità attoriale totalmente antiretorica, lo ha reso uno dei più acclamati interpreti di teatro di narrazione; ha pubblicato libri, è autore di trasmissioni radiofoniche e di film. Da qualche tempo è ospite fisso, con suoi brevi monologhi, della trasmissione Parla con me di Serena Dandini (Rai3).
Ingresso: Euro 22-19-17. Informazioni e prenotazioni: Teatro Asioli, tel. 0522 637813; e-mail: info@teatroasioli.it ; web: www.teatroasioli.it
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