Pubblicato su IF n°52
29.10.2009
Storie / Artista del mondo
Tutti i toni del giallo. Tutte le sfumature del blu. Tutte le nuance del rosso. In un ordito di colori e di fili, fra una miriade di spolette con infinite gradazioni di tinte, utilizzate dalla sua famiglia di 'tessutai', ha mosso i primi passi Fabio Iemmi. Artista, restauratore, ricercatore e responsabile della ricerca creativa di "Biworld al lavoro", un atèlier che si occupa della trasformazione del materiale tessile pregiato con le tecniche e i saperi dell'ars tinctoria. "Ho vissuto in mezzo alla materia tessile fin da quando ero piccolo e sicuramente è nata allora la mia attrazione verso la materia e il cromatismo. Ricordo le sensazioni straordinarie che provavo quando bambino ispezionavo le cassettiere con le spolette di seta e di cotone e avevo a disposizione tutte le gamme di ogni colore. Gamme che ora si ritrovano nei miei lavori", racconta Fabio Iemmi nella sua casa - studio, un attico da cui si scorgono i profili dei tetti di quella parte di Reggio che si è sviluppata intorno alle Officine Reggiane. "Quando guardo fuori dalle finestre, vedo uno skyline che potrebbe essere comune a molte altre città del mondo e questo a me, cittadino del mondo e reggiano per caso, piace moltissimo". Lo spazio aperto del suo atelier è una sorta di "camera delle meraviglie" contemporanea, qua e là sono affastellate le sue opere di grandi dimensioni, maschere rituali e sculture tribali, lavelli di resine e fibre ottiche, sacchetti di pigmenti, vetri e materiali multiformi, molteplici segni del ricco percorso della ricerca artistica e delle tante discipline che Iemmi affronta non riuscendo a disgiungere l'una dall'altra ma che, come ama sottolineare, attraversa orizzontalmente. A catturare lo sguardo nel suo studio-laboratorio prima di tutto è la materia e l'addensarsi dei colori sui grandi quadri realizzati per lo più su intonaco. "Materia densa, lavorata, stratificata, manipolata, vissuta e al contempo prepotentemente viva - come ha sottolineato Marina Gennari nel testo di catalogo della mostra allestita a Buonconvento di Siena. In seconda battuta si resta intrappolati dalla capacità che ciascuna opera ha di evocare stili, tecniche, patterns di epoche passate. Ognuno di noi, secondo il proprio grado di sensibilità e cultura, può ritrovare tracce di un'esperienza conosciuta. Può in un certo senso viaggiare nel tempo alla ricerca del proprio vissuto. Tra gli strati che compongono ogni singolo quadro si possono leggere infatti echi di grandi tecniche pittoriche, come il fondo oro della Siena medievale oltre al buon fresco, o riconoscere tracce di materiali di paesi lontani, come lacche cinesi, terre rare, nero e verde delle pietre più preziose, legni esotici, ma anche scoprire semplici elementi decorativi, quelli tipici della decorazione d'interni o dei tessuti, ripetitivi e essenziali". Sono opere in cui si sono depositate le tante esperienze di vita, di conoscenza e di ricerca di Fabio Iemmi, che molto ha attinto dalla sua attività di restauratore e che oggi continua a praticare nella direzione artistica di interventi importanti, per citarne uno in ambito territoriale, da quattro anni segue i restauri dei cicli pittorici di Galileo Chini a Salsomaggiore Terme. "Dal restauro ho imparato l'utilizzo della materia ed il suo impiego. La conoscenza diretta del mio lavoro è stata trasferita nell'ideazione artistica: tutto quello che i cantieri, i muri e altro mi hanno trasmesso l'ho portato nel mio lavoro artistico. Prendo spunto dalla mia ricerca sulla tecnica dell'affresco e della pittura su muro e rielaboro intonaci, malte, granulometrie. Oltre all'uso delle cariche inerti tradizionali quali le sabbie o le polveri di marmo, utilizzo nelle calci naturali metalli macinati, ossidanti naturali e altre componenti frutto della mie ricerche, che nelle amalgame scatenano reazioni cromatiche governate da processi di trasformazione della materia quasi alchemici, di invecchiamenti forzati, di degenerazioni progettate". Ma c'è molto di più nel fare arte di Iemmi, nel suo inesauribile provarsi in manipolazioni e sperimentazioni, frutto di una forte conoscenza tecnica, di studio, di curiosità e creatività che lo hanno portato sempre a travalicare i confini spingendosi oltre e altrove. In tempi in cui l'Europa era una nebulosa entità, ha bussato come un semplicissimo cittadino, "senza alcuna sponsorizzazione", alle porte della Comunità Europea a Bruxelles. E uno zelante funzionario gli ha aperto e ha ascoltato le sue idee. "Il primo progetto europeo lo tentammo in due, nel '92, diciamo nel paleolitico inferiore della Comunità Economica Europea -scherza Fabio Iemmi-. Io e l'architetto Massimo Casolari di Reggio Emilia, ci interrogammo se da cittadini europei avevamo accesso alle istituzioni europee e alle opportunità di interagire con enti di altre nazioni e di promuovere o partecipare a progetti di livello internazionale. Presentammo il progetto "L'Uomo al Centro tra Arte, Architettura, Artigianato", che stimolava una ricerca europea sulla conservazione del patrimonio dei beni culturali, sulle attività artigianali di qualità, sull'arte contemporanea e le metodologie di progettazione nell'ambito urbanistico. Il progetto, sebbene destò interesse e arrivò alla Commissione Generale, naufragò, non avendo avuto l'attenzione e l'appoggio di alcuna istituzione italiana. In seguito, insieme a una sparuta nicchia di intellighentia italiana disponibile a cimentarsi in ambito europeo, cominciai a dialogare con intellettuali artisti e istituzioni di altre nazionalità, realtà attente e motivate e da lì ho intrapreso un percorso di scambi e di lavoro con progettisti, artisti, professionisti di respiro internazionale che sono stati straordinari partner e propulsori di idee. Il confronto con culture differenti ha rappresentato per me una formula liberatoria, mi ha permesso di aprire la mente a esperienze non tarpate dall'abitudine e dai campanilismi italiani". Da allora Fabio Iemmi ha cooperato in 7 progetti di sviluppo culturale promossi e finanziati dalla Unione Europea tra i quali "Archaeology without barriers" nel 2001, "Bots, Bridles & Shoes as art" nel 2002 e il "laboratorio sulla salvaguardia degli apparati di finitura degli edifici di valore storico ambientale in ambito mediterraneo" nel 2003, spaziando da Tessalonica a Siviglia. "Da quei primi progetti si è poi sviluppato un concatenarsi di altri incontri con persone che operano nell'eccellenza come Diodato Angelaccio dell'Università di Siena, il quale leggendo su internet della mia partecipazione a un progetto internazionale sull'Archeologia accessibile, mi contattò per realizzare con UNISI una ricerca progettuale sull'accessibilità universale nell'ambito dei beni culturali, con particolare attenzione alla fruibilità per tutti dei percorsi museali e alla percezione multisensoriale". Per capire come viene applicata l'accessibilità universale è consigliabile una visita allo splendido borgo di Buonconvento di Siena, a Palazzo Grisaldi del Taja, dove su incarico dell'Università Iemmi figura tra il gruppo progettuale di 'Vietato Non Toccare", un percorso museale che presenta ambientazioni tattili ed olfattive che rendono possibile la fruizione dell'arte, dei beni archeologi a tutte le persone, anche a quelle con abilità differenti e che solitamente non riescono ad accedere ai musei, o non possono muoversi fra le teche, oppure non possono vedere, ma tanto meno toccare. È un percorso estremamente affascinante e interessante per chiunque desideri un approccio universale, intelligente e che offre molti spunti di riflessione e conoscenza a tutti sulla multidisciplinarità e sulla trasversalità dei linguaggi artistici. L'attraversare le discipline, incontrare grandi sensibilità, il maturare un curriculum che vanta esperienze di livello internazionale ha permesso a Fabio Iemmi di continuare il suo lavoro nel mondo. "Nel 2005 sono stato invitato in qualità di esperto per conto del Ministero degli Esteri a partecipare a missioni di cooperazione internazionale in Cina presso il Museo della Storia dello Shaanxi di Xi'an. Successivamente, nel 2008-2009, per l'Unione Europea sono stato coinvolto nell'assistenza tecnico progettuale al museo Han Jangling di Xi'an. Il nostro lavoro è stato quello di documentare gli scavi archeologici e i sistemi espositivi con tecnologie di ripresa di ultima generazione e di realizzare dei progetti teorico-pratici sulle modalità di conservazione del loro straordinario patrimonio archeologico, nello specifico la pittura su muro delle tombe ipogee della dinastia Tang (618-907 d.C.) e il mausoleo dell'imperatore Han Jing Di Liu, detto del "piccolo esercito", dinastia Han (202 a.C. 220 d.C). Dal 2005 ho operato in Cina per circa 7 mesi non continuativi, ed è stata un'esperienza che rifarei, su rinnovate tematiche, anche da domani. Questi progetti mi hanno allargato gli orizzonti e contaminato il modo di viaggiare, da anni ormai non vado in giro per il mondo solo da turista, in quanto l'opportunità di entrare in contatto e di operare all'interno delle macchine culturali delle varie nazioni attraversate nel mio incedere, mi fa percepire e vivere le cose in un modo differente". Questi sono piccoli frammenti di vita di chi si è speso con tutte le sue forze per raggiungere obiettivi che sembravano irrealizzabili. Un bel racconto intessuto di sfide culturali, materia, ricerca e tempo.
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