Pubblicato su IF n°48
20.05.2009
La finestra sull'arte / San Matteo e l'Angelo di Camillo Gavassetti
Camillo Gavassetti nasce a Modena nel 1596 e muore a Reggio Emilia nel 1630. È un importante pittore del Seicento e le sue opere sono nel Santuario della Ghiara e nella chiesa di san Pietro a Reggio Emilia. Recentemente ho messo in evidenza una pala d’altare che si trova nella chiesa di Ognissanti a Cavazzoli di Reggio. Il dipinto raffigura San Matteo e l’Angelo e nel corso di questi anni era attribuito a pittore anonimo. L’autorevole scheda della Soprintendenza del 1939 a firma Ghidiglia Quintavalle descrive l’opera come dipinto su tela di ignoto del secolo XVII. Bisogna arrivare al 1989 quando la massima studiosa di Gavassetti, ovvero Paola Ceschi Lavagetto, lo ha assegnato al pittore modenese con un saggio “Qualche aggiunta per Camillo Gavassetti” apparso sulla rivista Prospettive. Con l’ultimo mio contributo per il Bollettino Storico Reggiano ho scritto su Gavassetti e sul quadro di Cavazzoli che appare, per la prima volta, a colori, e l’ho confrontato con le opere di Giovanni Lanfranco e di Caravaggio. Camillo Gavassetti ha lavorato a Piacenza dove ha dipinto con la tecnica dell’affresco la Visione di san Giovanni nella chiesa di Sant’Antonino. È un grande dipinto che si richiama alle cupole del Correggio a Parma. Il suo capolavoro rimane la Cappella Pagani nel Santuario della Ghiara e la grande pala nell’abside della chiesa di san Pietro “La Trasfigurazione”. Tra l’altro, nell’ultimo saggio, ho evidenziato il filo conduttore che lega queste due opere che sono l’interpretazione letterale dello scritto di Cesare Ripa che nel famoso trattato a fine Cinquecento l’Iconologia così scrive: “Il coloro bianco è proprio della divinità, perché si fa composizione di colori, come nelle cose divine non vi è composizione di sorte alcuna. Però Cristo Nostro Signore nel Monte Tabor trasfigurandosi apparve col vestito come neve”.
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