Pubblicato su Privée n°15
09.04.2009
Racconti Erotici / Fiammetta sul ghiaccio
La vide subito, appena si avvicinò alla balaustra. Lei era nel centro della pista con il gonnellino corto che le si alzava a corolla sopra le cosce, strette nelle calze chiare, e i polpacci snelli sopra le caviglie forti sorrette dagli stivaletti bianchi in cui era incastrata la lama d'acciaio che solcava il ghiaccio. Si spostava sulla pista, scivolava sui piedi e muoveva il culo appena appena, a destra e a sinistra, ancora a destra e poi a sinistra, con spinte leggere per darsi la rincorsa, per prendere velocità e poi girare, girare, in una trottola svelta, in cui le braccia si alzavano verso l'alto, la testa andava all'indietro e il collo, come animato da vita propria, diventava il bastone d'acciaio che sorreggeva tutto il movimento di quel corpo giovane e chiaro contro la luce del ghiaccio. L'attrezzo di lui divenne duro – quasi subito, già al primo muovere a destra e a sinistra del culo di lei – e gli sembrò che fosse diventato, se non proprio d'acciaio, di legno almeno, e già lo sentiva caldo sotto le mutande, che per fortuna non gli tiravano, perché erano di una taglia comoda.
Il suono, come di strisce lambite dal vento, sottolineava tutta la grazia – e insieme la forza – della figura di lei, che ora scioglieva a poco a poco la trottola, si avviava a fermarsi e a guardare, intorno alla pista, chi fosse arrivato. Ma lui pensò che lei doveva saperlo già che lui era lì, a guardarla esibirsi nei suoi percorsi e volteggi, nelle sue difficili figure, e che per lui probabilmente le aveva eseguite. Gli piacque molto il pensiero di lei consapevole del suo sguardo desideroso, voglioso, ammirato delle sue forme, in special modo della piega sotto la gonna, dove la mela del culo si univa alla coscia: quel punto morbido e turgido insieme, in cui voleva passare la mano, presto, quel giorno stesso, in quello stesso momento, e stringere, palpare, e poi dare dei piccoli, rapidi ma duri pizzicotti e sentire lei strillare, leggermente, e pregarlo di non farlo più...
"Ciao !". Sentì che Fiammetta, che gli era arrivata vicino, gli diceva. "Sei dunque qui! Hai visto che bella pista? Vuoi pattinare anche tu?".Le domande gli parvero gentili ma dovette fare un piccolo sforzo di concentrazione per passare dall'immaginazione alla realtà. Tuttavia le rispose: "Perché no? Proverò volentieri anch'io".Tornò così verso l'entrata e affittò un paio di pattini da uomo, della sua misura, e neri, e ritornò poi alla grande pista. Non pattinava da molti anni e già quando lo faceva non era un bravo pattinatore, ma l'idea respirare lì, sul ghiaccio bianco, il fiato accaldato di Fiammetta e di poterne sentire l'odore acre ed eccitante del sudore, lo aveva immediatamente convinto a scendere insieme con lei sul ghiaccio.
Fiammetta gli venne immediatamente incontro e lo aiutò a scendere in pista. Gli porse la mano e poi il braccio. Lui si ritrovò ad appoggiarsi leggermente a lei, come non aveva immaginato di fare, ma felice di sfiorarne la carne scoperta, quella del braccio e della coscia, che era morbida in egual misura, e molto, molto bianca. Rifletteva quasi il colore del ghiaccio, ne assumeva le sfumature bluastre e lui pensava che la sua lingua rossa avrebbe guizzato felice sopra quella carne, e leccato, leccato...
"Ecco, tu muovi appena la gamba, il peso del corpo appena spostato in avanti..."Sentì nuovamente che lei gli parlava e si trovò nuovamente a guardarla, mentre la ascoltava, e questa volta, poco capace di trovare una risposta adatta alle istruzioni di lei, le eseguì, e scivolò davvero sul ghiaccio, con il peso spostato un pochino in avanti. Non si sentiva neppure tanto impacciato mentre lei gli sorrideva e lo precedeva, pattinando all'indietro, muovendo in modo leggermente circolare le gambe e ottenendo, in modo quasi naturale, quel risultato. Stava girata verso di lui, con le braccia tese, quasi a volerlo sostenere o proteggere. E lui si sarebbe voluto precipitare, dentro quel gesto di apertura: correre – se avesse potuto, senza quei pattini ai piedi – da quelle braccia nude e bianche e aperte, stringere a sé quel piccolo corpo nervoso e poi, in una serie di gesti veloci, sfilarle via quel gonnellino corto e il body bianco, e prenderla da dietro, entrarle nella bernarda chiara. Avrebbe voluto farlo proprio lì, sulla pista di ghiaccio, con le ginocchia poggiate e piegate contro il freddo: entrarle dentro con forza e sentire il contrasto del ghiaccio contro la sua carne calda, e il duro caldo delle tette tese sotto le sue mani, contro il viscido umido del ghiaccio; aprirle da dietro le cosce, aprirle leggermente con le mani la passerina appena umida, e entrare poi col membro, entrare, entrare, e venire dentro di lei, riempirla tutta, muovendosi e mettendoglielo dentro fino in fondo…
"Ti muovi bene, dai così...ti muovi bene", gli diceva Fiammetta mentre lui muoveva i suoi nuovi primi passi sul ghiaccio. Ma con l'immaginazione pensava lei potesse riferirsi al suo ritmo mentre la scopava, sempre da dietro e ancora un po' più forte, questa volta facendola appoggiare con le braccia alla balaustra, il culo per aria, e lui con il "coso" ora scoperto e al freddo, ora dentro e al caldo, che ora entrava e ora usciva dalla sua tana – sempre chiara – mentre lei con le parole lo incoraggiava:"Ti muovi bene, dai così...Ti muovi bene".
Ma Fiammetta si riferiva al suo incedere sul ghiaccio e lui perciò le sorrideva e pensava che forse poteva cominciare baciandola, giocando con la lingua contro la lingua di lei, dentro la sua bocca, succhiandole le labbra e leccandogliele piano, tutte e due, e poi, tenendole strette dentro le sue, far scivolare piano la mano verso il suo sederino, sfiorarlo, entrarle da dietro dentro le mutande, cercare, sempre da dietro, l'apertura e poi sfiorargliela appena, con il dito medio, appena; per sentire solo se il suo bacio la bagnava, e non fare niente altro più..."Ancora...Ancora...Vieni verso di me...Dai che ti aspetto". Gli diceva Fiammetta.
E lui pattinava, diligente; e piano, una gamba e poi l'altra, i suoi movimenti incerti cominciavano ad avere memoria di quel passato in cui un poco pattinava, e a fargli ottenere un poco di grazia. "Oh ma come sei bravo!", Fiammetta commentava, contenta. Allora lui, sentendosi davvero bravo, aumentò la velocità dell'andatura e perse l'equilibrio. Cadde così in avanti, sul ghiaccio, prima annaspando un po' con le braccia, poi perdendo completamente l'equilibrio dei piedi, scivolando giù, sulla pista dura e bagnata, battendo forte le ginocchia e uno zigomo; mentre Fiammetta, colta alla sprovvista, perdeva il sorriso e gli si piegava intorno, chiedendogli se andava tutto bene, se provava da qualche parte qualche particolare dolore, se voleva rialzarsi subito e se lei stessa poteva sorreggerlo, aiutarlo.
E poi, come era naturale che fosse, fu proprio quel gesto di aiuto, quel soccorso spontaneo ma scontato e la necessaria vicinanza che ne derivò, che portò il viso di Fiammetta così vicino a quello di lui, tanto che lui tirò subito fuori la lingua e le leccò, con un guizzo veloce e leggero, la guancia. "Ma che fai?", gli chiese Fiammetta, con un tono di voce vicino al sorriso, e sorpresa. "Sento se sei salata", rispose lui. "Si, di sudore...", disse ancora Fiammetta. E lui, ancora seduto sul ghiaccio, e con il culo bagnato, avvicinò le mani al viso di lei e lo prese fra le sue e cominciò a leccarle le labbra. Fiammetta gli stava ancora di fronte, ma in piedi, e si lasciava sbaciucchiare, chiudendo gli occhi.
Gli tese poi un braccio, che lui afferrò e tirò a sé, per potersi rialzare. Ma scivolava sul ghiaccio e non ci riusciva. Allora afferrò con le mani le tette di Fiammetta e le strinse così forte che lei fece: "Aahhh...."; ma tenne ancora gli occhi chiusi e lui pensò che doveva esserle piaciuto. E ancora cercò di alzarsi, ma senza successo. Così avvicinò una mano alla pancia di lei e gliela massaggiò con tutto il palmo, e poi ancora sulla tetta e poi dallo scollo del body entrò verso il capezzolo, grande e duro, che lui strinse, ma poco poco, e tra due dita, massaggiandolo e tenendolo come fosse il gambo di un fiore e poi, tirando lo scollo del body, avvicinò la bocca a quel seno rosa scuro e comincio a leccarlo con la punta della lingua mentre con le dita della mano giocava con l'altro. Cercò quindi di tirarsi nuovamente su, ma non ci riuscì.
La pista era vuota, ma era fredda e lui voleva Fiammetta presto nuda, tutta da palpare, toccare, leccare e prendere. E poi il suo culo era sempre più bagnato e aveva paura che il ghiaccio gli potesse inibire il suo uccellaccio, freddandoglielo e impedendogli di ergersi e di entrare nella "stanzetta buia" della pattinatrice. Lasciò perdere le sue tette e fece scivolare entrambe le mani sotto il suo gonnellino, massaggiandole con una mano la topetta, da sopra il body, e con l'altra si occupò di una coscia, la cui carne era così liscia e morbida da fargli venire seriamente la voglia di stringerla forte, sempre più forte, in un palpeggiamento duro e con le dita tese. Insomma, il ghiaccio era rotto…
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