Mercoledì 10 marzo 2010

Cultura

05.02.2010

Festeggiare il primo Tricolore guardando all’Europa

di Gino Badini

Primo Tricolore: bandiera come stemma identificativo di una collettività, ma anche bandiera come simbolo di un'idea, nel caso specifico dell'universalismo democratico. In effetti la Rivoluzione francese, con la quale si affermò il principio della sovranità popolare, fu un evento di carattere europeo, anzi universale. Diversa connotazione ebbero le due rivoluzioni inglese (sec. XVII) e americana (1776), volte soprattutto ad ottenere, nell'ambito nazionale, il riconoscimento di particolari diritti o a respingere arbitri e soprusi, piuttosto che dare l'avvio ad un nuovo ordine sociale e politico che valesse per tutti i popoli.
La delibera sul tricolore cispadano non fu solo un effetto, potremmo dire, organizzativo ma un provvedimento di notevole portata ideale che si riferiva ad una decisione precedente e di eccezionale importanza: quella che, nei giorni precedenti, aveva dato vita alla Repubblica cispadana "una e indivisibile", come prima entità espressa democraticamente nella nostra storia costituzionale da un'assemblea rappresentativa elettiva, destinata ad essere confermata dal successivo voto popolare.
Pertanto il congresso cispadano rappresentò in assoluto la prima assemblea democratica in Italia ove presero corpo i principi portati da Napoleone Bonaparte e recepiti da una società su cui avevano agito, anche in questa area regionale, gli spiriti migliori nel corso del secolo dei lumi.
Quei principi avrebbero trovato una successiva applicazione in altre regioni italiane, senza che venisse tuttavia disconosciuta la primogenitura del tricolore, divenuto nel luglio del medesimo anno 1797 il vessillo della più vasta compagine territoriale rappresentata dalla Repubblica cisalpina, e infine della nazione italiana.
Fuori dei confini francesi, con il Congresso cispadano di Reggio Emilia ebbe inizio quindi un fondamentale processo politico-istituzionale che investì la penisola e si diffuse in Europa, favorendone la confederazione, malgrado alterne e sanguinose vicende.
Del rapporto fra primo tricolore ed unità europea, si sono fatti carico i Rotary reggiani, organizzando in modo originale un convegno all'interno dei riti annuali del 7 gennaio. I tre relatori che vi hanno partecipato - senza pretendere ovviamente di esaurire il problema davvero impegnativo - hanno affrontato il tema sotto diversi angoli visuali: Gianni Pittella, primo vicepresidente dell'assemblea di Strasburgo, ha parlato dell'attuale situazione politico-parlamentare, mentre Marco Pizzo (Museo Centrale del Risorgimento) e Fabrice Jesnè (École français di Roma) hanno fatto un lungo passo indietro per ripercorrere e rivedere come sia ricca la simbologia degli stendardi che esprimono sul filo della storia la rete europea di circolazioni culturali e politiche.

 

 

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