Venerdì 30 luglio 2010

Attualità

05.02.2010
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Caro nonno, chissà se ti piacerebbe…

di Andrea Fiori Immagine Caro nonno, chissà se ti piacerebbe…

Caro nonno Renato.
Mi è tornata voglia di scriverti. Un po' perché quest'anno ¬-- il 24 agosto - compiresti cent'anni. Cent'anni. Per la verità, né io né la mamma riusciamo a immaginarti vecchio, o rinunciatario o, peggio ancora, trascurato. Sei sempre stato un damerino, attento agli accostamenti di colore, fresco di colonia, i capelli lucidi di brillantina. E così sei rimasto. Intatto, nella nostra memoria. Fermo ai tuoi 72 anni, l'età un po' maramalda in cui le persone giustamente maturano una consapevolezza nuova, che le spinge a trascurare le convenzioni, a dire il proprio pensiero senza perifrasi, a mandare chi se lo merita là, a quel paese.
Rispetto all'ultima lettera che ti ho scritto, non è che sia scoppiata la rivoluzione. Gli eredi del Pci e della Dc - tu non l'avresti mai detto: da qualche anno vivono nello stesso partito - comandano stancamente. Anzi, diciamo che quelli che una volta erano democristiani dispongono, fanno e disfano. Come i soldati di Napoleone reduci dalla Russia. Sopravvissuti a carestie, freddo, malattie, decimazioni, battaglie e amputazioni. E chi li ammazza più?
E quelli che una volta erano comunisti? Si sono ritagliati il ruolo di custodi del focolare: stanno ai fornelli, telefonano agli amici della cooperazione, aspettano premurosi il ritorno a casa del partner Dc. E dire che una volta, caspita, te li ricordi? Giravano a testa alta, fieri, impettiti. Adesso, con quei bigodini, mettono un po' tristezza. Non possono neanche vantare una superiorità morale perché adesso che la sinistra si è annacquata si sono annacquate anche certe intransigenze: e così il sindaco di Bologna, più democristiano che comunista, si è dimesso perché coinvolto in una storia - per carità, tutta da chiarire - d'amore e di denaro pubblico. Chissà cosa direbbe Dino Sarti, che ti piaceva ascoltare.
La nostra città sta cambiando. Il centro ha, in gran parte, una pavimentazione tutta nuova. I palazzi invece sono sempre quelli: un po' scalcinati. Stanno buttando giù, in parte, quell'Isolato San Rocco che tu hai visto costruire. Ma soprattutto, sono cambiate le persone. Sono arrivate dai quattro angoli della terra. Non ci crederesti: ci sono ragazze di colore che parlano il nostro dialetto. Affascinante. Siamo in corsa verso un mondo nuovo. Bisogna essere fiduciosi. Sorridenti come quelle donne venute dall'Urss per fare le infermiere private e che il mercoledì e la domenica, cioé nei giorni liberi, riempiono il centro muovendosi in gruppo come facevano una volta i soldati di leva nei paesi friulani confinanti con la
Jugolavia. Capirai. Oggi non esiste più l'Urss, né la Jugoslavia. E neppure il servizio di leva.
Tra le novità, un sacco di delinquenti. In gran parte stranieri, per la verità. Gente crudele. Che truffa gli anziani. Che non si fa scrupolo di usare la violenza per ottenere pochi spiccioli. E poi c'è una crisi economica che mette paura. La colpa? Dalle debbenaggine di certi manager americani - che andrebbero presi a calci in culo per chilometri e invece continuano a spartirsi il bottino - dei cinesi, un esercito sterminato di comunisti che non hanno la più pallida idea di cosa siano i diritti sindacali e di noi fessacchiotti, che ci siamo fatti illudere che tutto si può comprare, compreso quello che non ci serve, con i soldi che non abbiamo. Vabbé. Ciao nonno.
Mi torna sempre il dubbio: ma ti piacerebbe?

 

 

Pietro 05.02.2010

Gentilissimo Fiori,
leggo sempre con molta attenzione i suoi articoli e devo dire che, soprattutto quelli sul mensile If, sono sempre molto acuti, graffianti senza scadere nel cinismo o nella cattiveria e, soprattutto, scritti in maniera impeccabile.
Sono sicuro che quelli sì che sarebbero piaciuti a suo nonno Renato.
Complimenti
Pietro

 

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