Politica
29.01.2010Crocifisso in classe, cinque ordini del giorno in Consiglio
Il Consiglio Provinciale, presieduto da Gianluca Chierici, ha discusso ieri cinque ordini del giorno sull'esposizione del crocifisso nelle classi e negli edifici pubblici.
Lega nord
Nell'ordine del giorno presentato dal gruppo della Lega nord si definiva la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo una "pericolosa intromissione nel nostro sistema democratico e si chiedeva alla Provincia di coinvolgere i rappresentanti locali delle amministrazioni scolastiche per assicurare la presenza dei crocifissi in ogni aula scolastica e il loro ripristino laddove fossero stati rimossi. Il documento è stato respinto con 16 voti contrari (Pd, Italia dei valori e Rifondazione comunista) e 10 favorevoli (Pdl, Lega nord e Udc).
Pdl
"Assicurare la presenza del crocifisso nelle aule e farsi garanti della presenza del crocifisso anche negli uffici della Provincia" e "sostegno al ricorso presentato dal governo italiano contro la sentenza della Corte di Strasburgo" era quanto chiedeva il Popolo delle libertà nel proprio ordine del giorno, che è stato respinto con 16 voti contrari (Pd, Italia dei valori e Rifondazione comunista) e 10 favorevoli (Pdl, Lega nord e Udc).
Udc
Il documento dell'Udc richiamava le parole del Capo dello Stato Giorgio Napolitano - "Il crocifisso è simbolo di valori che stanno alla base della nostra identità" - ed esprimeva una posizione favorevole al mantenimento del crocifisso nelle aule. Nel documento l'Udc chiedeva comunque alla Provincia di "assumere ogni opportuna iniziativa atta a rappresentare la volontà espressa da questa Assemblea".Questo documento è stato approvato con 19 voti favorevoli (Pd, Pdl, Lega nord e Udc), l'astensione della presidente della Provincia Sonia Masini e del consigliere del Pd William Orlandini e 5 voti contrari (il Prc, l'Italia del valori e i consiglieri del Pd Umberto Beltrami e Guido Ligabue).
Partito democratico
Approvato anche l'ordine del giorno presentato dalla capogruppo del Pd Ilenia Malavasi, nel quale si esprime "rispetto per la sentenza della Corte europea" ma si sottolinea che "in presenza tuttavia di un legittimo ricorso dello Stato italiano", si considera "corretto continuare ad applicare i regolamenti in vigore, non ritenendo la presenza del crocifisso nelle scuole nè offensiva, né condizionante rispetto alla libertà religiosa e al diritto di scelta dei bambini e dei genitori nella loro attività educativa". Nel documento si afferma anche che "la presenza di altre religioni e culture è da ritenersi un'occasione di reciproco arricchimento, perciò è importante continuare a perseguire gli obiettivi di inclusione e pacifica convivenza, respingendo strumentalizzazioni e integralismi".
Sono stati 15 i voti favorevoli a questo ordini del giorno (Pd, Italia dei valori e Udc), 5 i contrari (Rifondazione comunista e Lega nord) mentre si è astenuto il Pdl.
Italia dei valori e Rifondazione comunista
"Se confermato l'utilizzo di mercenarie da parte di illustri personalità di governo dovrebbe portare alle loro immediate dimissioni, in quanto tali azioni sono contrarie alla stessa sensibilità che richiede la presenza dei crocifissi nelle quale". Questo si chiedeva nell'ordine del giorno presentato dall'Italia dei valori, poi sottoscritto anche da Rifondazione comunista, aggiungendo anche che "i principi di accoglienza cristiana dovrebbero tornare a essere linee guida per l'azione del governo italiano, che dovrebbe perciò immediatamente sospendere la politica dei respingimenti". Il documento è stato respinto con 23 voti contrari (Pd, Pdl, Lega nord e Udc), mentre hanno votato a favore Idv e Rifondazione.
Il dibattito
"L'argomento andrebbe affrontato con spirito laico - ha detto il consigliere della Lega nord Paolo Roggero - Di per sé il crocifisso è un oggetto che viene da ciascuno arricchito di valore simbolico. Finora il crocifisso non ha mai disturbato coloro che non professano fede laica. Tutti noi, credenti e non, abbiamo visto il crocifisso in diversi luoghi, senza mai sentirci offesi". Per il consigliere del Pdl Daniele Erbanni si tratta di "un problema sentito da anni e non solo in ambito scolastico. Sarebbe stata auspicabile perciò una convergenza dei gruppi. Infatti, "in tutti i Comuni il Pdl ha presentato un documento insieme alla Lega nord" ha ricordato il consigliere Erabanni.
"Ci pare davvero strano pensare che questo simbolo possa rappresentare un elemento di turbamento per i bambini, figli di genitori che non professano la religione cattolica" ha affermato il capogruppo dell'Udc Mario Poli, che ha poi ricordato come "veniamo da una cultura millenaria legata al cattolicesimo, dove il crocifisso simbolo di pace, fratellanza e rispetto delle persone". Poli ha continuato esprimendo "comunque convinzione dell'importanza della laicità dello Stato, per come è indirizzata nella stessa Costituzione italiana" ed ha dichiarato il proprio "voto favorevole a tutti gli ordini del giorno".
La capogruppo del Pd Ilenia Malavasi, nell'affermare che "si tratta di un tema più da convegno che da Consiglio Provinciale" ha sottolineato che "il crocifisso è un simbolo per il suo valore nella storia italiana e proprio per questa sua valenza non può essere imposto con ordini del giorno" ed ha sottolineato sia la "laicità dello Stato da un lato, sia la libertà religiosa entrambe sancite dalla Costituzione". La capogruppo del Pd ha infine espresso la necessità di una "riflessione più articolata, non strumentale, in grado di considerare i grandi cambiamenti che la società italiana sta attraversando".
"Ritengo che questa non rappresenti la sede giusta per trattare queste tematiche, il Consiglio dovrebbe occuparsi di temi attinenti al territorio" ha affermato il capogruppo di Rifondazione comunista Alberto Ferrigno, dicendosi inoltre "meravigliato dei toni utilizzati in riferimento a quella che è una sentenza della Corte europea". Il capogruppo del Prc si è fine espresso "contro l'esposizione di simboli religiosi di alcuna confessione, perché rischiano di dividere invece che unire". Ferrigno ha infine detto: "Ad oggi nessuna legge della Repubblica Italiana impone la presenza dei crocifisso nelle aule e il nostro è uno Stato laico non confessionale".
Nell'illustrare il proprio documento il consigliere dell'Idv Rudy Baccarani ha parlato semplicemente di "un clima di ipocrisia generale che caratterizza la vita politica del Paese e che con il nostro documento vogliamo sottolineare".
Il consigliere del Pdl Tommaso Lombardini ha ribadito come "la laicità dello Stato vada sì difesa e tutelata" ma anche come "vi sia una contraddizione da parte chi non riconosce esprimendo talune posizioni che anche questa ha radici storiche, tradizionali e religiose che non possono essere disconosciute".
Il consigliere del Pd Marcello Stecco è intervenuto affermando che "il valore del crocifisso non appartiene solo a religione cattolica, ma anche a religioni cristiane e non, fino a chi non ha un credo religioso". Secondo l'esponente del Pd "è evidente come siano distanti le posizioni fra le parti politiche su questo tema, ma occorrerebbe innanzitutto intendersi su cosa significa cultura laica e prendere atto del fatto che la multiculturalità e la presenza di più religioni caratterizzeranno sempre di più il nostro Paese".
La consigliera della Lega nord Francesca Carlotti ha ricordato che "La Lega è stato l'unico partito che fin da subito si è mosso contro questa sentenza, andando in piazza nei giorni immediatamente successivi. Nessuno può privarci della nostro storia, della nostra identità e dei nostri simboli, nemmeno l'Europa. Noi infatti non siamo europeisti ma siamo federalisti". La consigliera Carlotti ha anche sottolineato che "questa sentenza fa seguito al ricorso di una sola persona, quando i sondaggi rivelavano che la maggioranza degli italiani erano invece contrari. Così è venuto meno perfino il maggioranza".
Per la consigliera del Pd Angela Zini si tratta di "una sentenza che tenta di imporre un laicismo che non è parte della storia dei Paesi europei". La consigliera Zini si è dunque detto favorevole "sia al documento del mio gruppo, sia a quello dell'Udc, perché entrambi in linea con il mio pensiero".
"E' legittimo che un cittadino chieda parere alla Corte di Strasburgo, è un suo diritto" ha ricordato il consigliere del Pd Paolo Croci. Se io personalmente ritengo che debba essere conservato il crocifisso, perché un Paese che non riesce a conservare propria identità, non riesce nemmeno a favorire l'integrazione, è però un punto fermo che vi debba essere un livello istituzionale condiviso, pertanto va evidenziata legittimità della sentenza e riconosciuto il diritto di questa cittadina a chiedere un parere alla Corte".
Il capogruppo della Lega nord Stefano Tombari ha voluto sottolineare che "le sensibilità rispetto al ruolo dell'Europa e delle sue istituzioni sono differenti. Al livello europeo va senz'altro lasciato uno spazio consono, ma certe cose vanno trattate al livello istituzionale più adatto, che in questo caso è lo Stato". Il capogruppo Tombari ha infine detto: "Questa norma coccia con i nostri principi costituzionali".
Il capogruppo del Pdl Giuseppe Pagliani, oltre a ribadire che "il crocifisso simbolo educativo di sofferenza e cristianità", è invece "del tutto strumentale e propagandistico il documento dell'Italia dei valori". Il capogruppo dell'Idv Emanuele Magnani ha infine detto che "la giurisdizione viene prima di tutto".
Carmine Baludda 05.02.2010
Secondo me è meglio che il crocifisso se lo metta in casa chi è credente e basta!
Io ai miei figli non ho la voglia di spiegargli chi è quello là inchiodato a due assi di legno che sanguina tutto!
Ma vi pare che una religione che professa la bontà e tutte quelle cose lì belle debba avere come simbolo uno morto torturato?
befaldo 05.02.2010
Per conoscenza: le norme "si limitano a disporre l’obbligo a carico dei Comuni di fornire gli arredi scolastici, rispettivamente per le scuole elementari e per quelle medie", ma allo stesso tempo circoscrivono "il loro oggetto e il loro contenuto solo all’onere della spesa per gli arredi". Insomma, dell’obbligo di esposizione del crocifisso nelle norme regolamentari non si parla, affatto, da nessuna parte.