Venerdì 12 marzo 2010

Attualità

26.01.2010

“Giorno della Memoria”: il ricordo dell’Olocausto nella Sinagoga di Reggio Emilia

di Comune di Reggio Emilia

Il "Giorno della Memoria" è stato celebrato oggi nella sinagoga di Reggio Emilia, in via dell'Aquila, con una cerimonia alla quale hanno partecipato il sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio, il vicepresidente della Provincia Pierluigi Saccardi e Alberta Sacerdoti, rappresentante della Comunità Ebraica di Modena e Reggio Emilia.
Lo sterminio e le persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti sono stati ricordati con la deposizione di una corona a ricordo delle vittime dell'Olocausto all'ingresso della sinagoga e la lettura di un salmo da parte del rabbino Beniamino Goldstein.

La cerimonia è proseguita all'interno del tempio, con il saluto delle autorità e la lettura di La notte, di Elie Weisel, curata da Lorenzo Capitani, Chiara Morelli, Carmen Morini e Marcello Stecco, e di alcune pagine del diario di Hetty Hillesum, a cura di Maria Antonietta Centoducati e Daniele Castellari.
Le letture delle sono state aperte dal sindaco Delrio, che ha poi passato il testimone ad un nutrito gruppo di persone che si sono alternate al microfono, leggendo ognuna una pagina del libro di Weisel.

"Desidero anzitutto salutare - ha detto il sindaco Delrio - la autorità presenti, tra cui il prefetto, il questore, il Vescovo ausiliare Monsignor Ghizzoni, la dottoressa Sacerdoti, il rabbino Goldstein, gli amici del centro islamico di Reggio Emilia, presenti ogni anno a questa cerimonia, e tutti gli intervenuti.
In occasione del Giorno della memoria, istituito per legge dieci anni fa, ricordiamo la shoah e quanti si sono opposti anche a prezzo della vita al progetto di sterminio del popolo ebraico. Tra essi, don Enzo Boni Baldoni, alla cui figura sarà intitolata una strada nel parco Nilde Iotti.
Siamo in questo splendido edificio, la restaurata sinagoga, di cui abbiamo da poco celebrato i 150 anni dalla fondazione. Abbiamo riportato al suo completo splendore questo luogo di culto per testimoniare quanto rappresenta come punto di riferimento per la città per tenere vivo il passato, che significa fare memoria di chi siamo e ricordare i nostri valori.
Papa Benedetto XVI, durante la recente visita alla Sinagoga di Roma, ha auspicato che ‘le piaghe dell'antisemitismo e dell'antigiudaismo possano essere sanate per sempre" deplorando ‘le mancanze dei suoi figli e sue figlie, chiedendo perdono per tutto ciò che ha potuto favorire in qualche modo le piaghe dell'antisemitismo e dell'antigiudaismo'. Parole indovinate, che ci ricordano come una Shoah è sempre possibile, è sempre dovunque in agguato, contro chiunque.
È stato detto che ogni forma di antisemitismo o di razzismo, anche quello impalpabile, materialmente inoffensivo, è grave soprattutto perché contribuisce a fecondare il terreno in cui può nascere e prosperare Auschwitz. Ebbene, come italiano ho avuto vergogna nel sentire, insieme ai miei figli, le parole pronunciate da qualcuno contro gli immigrati a Rosarno, accusandoli di non saper abitare le case e tenersi un lavoro.
Ricordando la shoah, dobbiamo avere sempre presente che a facilitare l'esplosione finale della violenza è stata la sua crescita progressiva, in una serie di passi successivi, all'inizio perfino modesti, che inducevano a illudersi che ogni stadio fosse l'ultimo gradino della violenza e delle discriminazioni. In questo meccanismo può insinuarsi un ‘razzismo moderato', che aborre la violenza fisica ma non s'indigna per vessazioni minori. Questo atteggiamento aiuta la barbarie a crescere passo dopo passo.
Siamo qui, oggi, per ricordare la Shoah tramite uno dei più grandi valori trasmessi dalla civiltà ebraica, la memoria. Essa non è il passato, è l'eterno presente di tutto ciò che ha senso e valore.
Tra breve, un centinaio di persone, giovani e meno giovani, leggeranno pubblicamente il libro La notte, del premio Nobel per la pace Elie Wiesel, che parlerà alla Camera il 27 gennaio davanti al Parlamento e al Presidente della Repubblica. Wiesel è un ebreo deportato a 15 anni ad Auschwitz e Buchenwald insieme alla sua famiglia. ‘Mai dimenticherò quella notte - scrive in un celebre brano de La notte -, la prima notte al campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte. Mai dimenticherò tutto ciò, neanche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.'
Dal trauma della Shoah, l'Europa e il mondo intero si risvegliarono estremamente scossi. Si domandarono come era stato possibile che fosse avvenuta e, soprattutto, quali comportamenti e azioni mettere in atto per scongiurare che accadesse di nuovo.
Dalla questa consapevolezza nacquero la Dichiarazione universale dei diritti umani, la Costituzione italiana e la futura Europa unita.
In un celebre racconto chassidico, si dice che il mondo si regge sulle spalle di 36 giusti, persone normali che raccolgono in se tutti i dolori del mondo. Quest'immagine ci insegna che ogni vita umana è preziosa, e che il mondo si regge sul sacrificio di ciascuno di noi. Celebrare il Giorno della Memoria impone il dovere di ricordare e di individuare e scacciare i germi dell'odio e della discriminazione che, oggi come allora, vengono seminati e a volte attecchiscono nelle nostre coscienze."

 

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