Cultura
26.01.2010Caro Prof. Olivi

Caro Prof. Olivi...
Quegli occhi vivacissimi, straordinariamente mobili e pungenti non ci perdevano di vista un secondo, nessuno di noi riusciva a sfuggirne.
Scuola Media Manzoni, 1971. Bruno Olivi è stato per tre anni il nostro insegnante di "artistica". Non avevamo un'aula attrezzata da dedicare a questa attività. Ognuno di noi si presentava semplicemente a scuola con alcuni boccettini di china, pennini spesso spuntati, spugna e stracci. E la lezione era un vero happening, il prof. con i gessetti colorati schizzava sulla lavagna spunti sempre nuovi e originali, e noi a seguirlo per ricercare quella libertà espressiva che ha sempre caratterizzato il suo modo di lavorare e di creare. Dei molti anni trascorsi a scuola, elementari, medie e superiori, le ore trascorse con Olivi sono rimaste impresse con forza straordinaria nella mia memoria, ancora oggi riesco a sentire il profumo degli inchiostri, il grattare del pennino indurito sul foglio ruvido, le chine colorate che disegnavano forme inusuali e soprendenti quando lasciate libere di scivolare sulla carta imbevuta d'acqua. Spesso si lavorava "di fino" tracciando minuti segni e forme astratte con il nero perla, per riempire con textures fantasiose tutta la superficie del foglio; altre volte con la spugna si formavano robuste campiture colorate sulle quali era poi possibile ritornare con pennelli e pennini per seguirne i perimetri o riempire i vuoti rimasti. Occasionalmente l'impegno era su prove figurative, anche se non ricordo sia mai stata sottolineata alcuna differenza fra figurativo e non-figurativo, si trattava essenzialmente di tecnica e, soprattutto, equilibrio, gesto istintivo e intima espressività. Ricordo come rimanemmo tutti sbalorditi quanto il prof. Olivi disegnò rapidissimo sulla lavagna, sempre con in suoi gessetti colorati, una moto da corsa impegnata in una curva mozzafiato, sapeva disegnare in modo sorprendente (e sicuramente lo saprebbe fare ancora), spontaneo e naturale come sono sempre stati spontanei e naturali i suoi dipinti informali, in presa diretta con l'istintività del pensiero.
Conservo ancora oggi tutti i lavori che realizzati in quegli anni di scuola con Bruno Olivi, potranno anche far sorridere, ma è certo che in ognuno di questi si legge la passione del professore e l'entusiasmo dell'alunno. E so con certezza che il mio amore per l'arte nacque allora, in quelle aule di Palazzo Terracchini. dove in quegli anni aveva sede provvisoria la succursale della Manzoni.
Sandro Parmigiani ha scritto di strenua coerenza, di assoluta libertà gestuale, di come Bruno Olivi non abbia mai concesso nulla alle mode né cercato di replicare le poetiche di altri maestri. Sottoscrivo ogni parola, proprio perché ho avuto la fortuna di essere testimone di un modo di lavorare e di pensare l'arte del tutto originale e sempre sincero.
Caro prof. Olivi... con grande affetto,
Sebastiano Simonini